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(Rouen, 1684 – ivi, 1758)

La carriera la iniziò a Parigi come organista della Madeleine. Correva l’anno 1710 e il nostro metteva sul piatto la buona scuola vissuta con Boyvin e Lebègue. Ma vinse il concorso di organista della Cappella Reale e diede altro impulso al suo operare. Si sono ricuperati da manoscritto 46 pezzi d’organo qualificati come interludi per il “Magnificat”. Sono pagine che nella forma si riallacciano a Lebègue, per quel che riguarda la capacità di modulare, di elaborare un certo nervosismo ritmico, ricordando quasi le maniere italiane. La graziosità del loro cantare, ha però qualcosa dello spirito mondano. Sembra che la preferenza del nostro compositore vada al “Récit de Nazard” le cui linee si distendono su ritmi cullanti, o anche ai concerti di flauti. Accanto a questi versetti vanno collocati altri 42 pezzi che completano il lascito del musicista di Rouen. (gr)
(15-X-1943)

Nato a Montescaglioso (Matera), ha intrapreso gli studi di Composizione con Nino Rota, proseguendoli poi con Raffaele Gervasio e completandoli presso il Conservatorio “N. Piccinni” di Bari, dove ha conseguito anche il Diploma di Musica Corale e Direzione di Coro e quello di Strumentazione per Banda.

E’ autore di musiche per orchestra, per coro e varie formazioni cameristiche.

Insegna composizione presso il Conservatorio “L. Cherubini” di Firenze.
(Parigi, 1628; ivi, 1691)

Di lui Bach studiò le fughe e la tavola degli ornamenti. I musicologi gli attribuiscono il merito di aver introdotto la forma della fuga nell’ambito della cultura francese restia in quei temi al rigore del contrappunto. Fu organista alla corte degli Orleans nel 1661 e più tardi cembalista a Versailles. Chi volesse conoscerlo, legga il suoi “Pièces de clavecin” del 1689.
(Parigi1694; ivi, 1772)
Colori, grazia, maestà ed eleganza sono i tratti caratteristici delle pagine di questo valentissimo esecutore e compositore parigino. Fanciullo prodigio precede Mozart concertando davanti a Luigi XIV all’età di sei anni. Allievo di Marchand, anch’egli grande organista, ammirato da Rameau, fu alla Cappella Reale e titolare a Notre Dame dal 1755. Tutto sommato fu un tradizionalista consacrando definitivamente l’estetica cuoperiniana e arricchendola di un gusto del tutto particolare che gli apparteneva quasi naturalmente. Ci è rimasto poco di questo artista ma i suoi guizzi sulle melodie del natale transalpino bastano a farci apprezzare la grandezza e a
farci immaginare cosa potevano essere le sue improvvisazioni su strumenti ricchi di timbri e di sonorità scintillanti che trasmigravano dal duo al trio, su ance, flauti e ripieni. Basta mettere le mani sulla tastiera e aprire la pagina sul “Noel X” in sol maggiore per potersi sentire a Notre Dame in pieno ‘700. (gnv)
(Temse, 26-IV-1858; Lockeren, 5-XII-1936)

Nella fototeca di Casa Carrara si conserva una foto di questo frate musicista che visse la sua vita nel fazzoletto di terra che intercorre tra la cittadina natale e il convento di Lockeren. Fu buon organista e buon compositore liturgico con pagine di calda cantabilità poggiate su un impianto armonico trasparente e coinvolgente all’esecuzione e all’ascolto. Scrisse per Carrara e per le raccolte che il curatore Alfons Moortgat predisponeva per il mercato belga. Le sue composizioni hanno sempre la misura liturgica e la coscienza della destinazione finale. Alcune sue pagine richiamano i temi gregoriani , altre su tema libero sono concepite per l’offertorio, la comunione, il finale della messa e per la meditazione. Interessante un suo pezzo organistico sul tema dell’alleluia pasquale.
(Bergamo 30-VIII-1885; Nervi 15-XI-1966)

Pseudonimo col quale l’editore Vittorio Carrara si presentava nelle vesti di compositore, desunto dal paesino di provenienza (Bondo Petello) situato in Val Seriana.
Da Bondo - Carrara ebbe le prime lezioni di pianoforte da don Pio Ceroni al paese succitato e proseguì lo studio della musica e della composizione a Bergamo con Mascheroni, Rossi e P. Dentella.
(Vittorio Veneto, 4-II-1961)

Diplomato in pianoforte, composizione e direzione di coro (Trieste e Castelfranco Veneto). Già direttore del coro A.N.A. della sua città natale, dal 2000 ha iniziato a collaborare, come direttore ospite, con “I Cantori di Santomio” di Malo. Critico musicale di testate quotidiane e di importanti riviste di settore, è coordinatore artistico del concorso nazionale corale “Trofei Città di Vittorio Veneto”. E’ ideatore e responsabile artistico del concorso internazionale di composizione per l’infanzia “Suoni di fiaba”

(Firenze 31/08/1868 - 31/04/1904)
Figlio di agricoltori, a 13 anni iniziò il suo percorso all'interno dell'Ordine dei Frati Minori presso il Collegio Serafico di Galceti (Pistoia). Svolse il periodo di noviziato al Santuario della Verna dove cominciò a coltivare il desiderio di studiarec musica. Fu un abilissimo organista ed insegnante di musica. 
(Zovencedo, Vicenza 6-V-1884; ivi, 13-VI-1980)

Sacerdote e musicista vicentino, formatosi alla Scuola Superiore di Musica Sacra di Roma con Casimiri e Refice. Tornato in diocesi promosse con impegno la riforma della musica come maestro di cappella in cattedrale e insegnante nei seminari diocesani.
Nel 1922 fondò e diresse una Scuola Ceciliana per la formazione dei maestri e organisti parrocchiali.
Dal 1922 al 1935, portandone la sede a Vicenza, fu attivissimo segretario generale dell’Associazione Italiana S. Cecilia, che riorganizzò e diffuse come fino allora non era avvenuto. Il “Bollettino Ceciliano” fu arricchito di una Appendice Musicale e toccò le 13.000 copie.
Mons. Dalla Libera fu attivamente presente in tutti i Congressi, quasi sempre con relazioni puntuali ed autorevoli.
Suo capolavoro organizzativo fu il XIII Congresso, celebrato a Vicenza il 1923.
(Milano, 10-VII-1960)

Francesca Dambra è nata a Milano e vive a Rapallo.
Studia privatamente, dal 2003, musica classica con il maestro Paolo Agosteo.
Autodidatta dal 2008 nella composizione, ha studiato teoria musicale seguendo i testi di A. Schoenberg "Elementi di composizione musicale" e, sempre dello stesso, autore "Manuale di armonia".
Nel 2010 esce il suo primo volume intitolato "10 STUDI PROGRESSIVI PER PIANOFORTE (SULLE ALI DELLA MUSICA)"
Francois (1681 – 1738)

Influenzato da Couperin pubblica il suo primo libro clavicembalistico nel 1704. Seguiranno altre pubblicazioni sempre per il clavicembalo dove l’autore raffina il suo stile e fa intendere una sua ammirazione per la musica italiana e segnatamente per Corelli senza tralasciare il gusto imposto in Francia da Lulli. Solo dopo la sua morte, esattamente un anno dopo, viene pubblicato il suo libro d’organo: egli era infatti titolare della Cappella Reale e, anni prima , aveva sostituito Nicolas Lebégue all’organo di Saint Merry. Interessanti anche le sue composizioni strumentali (Sonate a tre) e le sei sonate per violini composte in onore di Delalande:

(Parigi, 1660 ca. – ivi, 1733)

Zio di Jean-François. Sacerdote e organista a St-Barthélemy a Parigi, primo della dinastia dei Dandrieu e contemporaneo della fioritura degli organisti francesi (Marchand, de Grigny, Couperin, etc). Da leggere la sua opera migliore: “”Livre de Noels variés pour orgue”. Chi può manovrare un organo valorizzando il colore dei registri,  trarrà soddisfazione da queste pagine.
E’ autore di numerose opere (liriche, sinfoniche, cameristiche, vocali e strumentali, musiche di scena e per balletto, elettroniche, etc.), che hanno ricevuto riconoscimenti in prestigiosi concorsi internazionali (tra questi Gaudeamus, Prix de Monaco, Concorso Internazionale “G. d’Arezzo”, Premio Stockhausen.
Da numerosi anni è titolare della Cattedra di Composizione presso il Conservatorio “G. Verdi” di Milano; dal 2009 è anche docente al Biennio di specializzazione in Musicologia (Laurea di secondo livello) presso l’Università statale di Milano.
Già assistente musicale e direttore sostituto alla RAI durante gli anni di studio, svolge anche attività di musicologo, critico, scrittore, recensore e conferenziere.
Figura singolare di compositore, perché libera e schiva nel panorama odierno, conoscitore profondo dei classici oltre che dei contemporanei, è erede della grande tradizione occidentale; ma è anche vivamente interessato alle espressioni musicali delle culture extraeuropee, che spesso utilizza nella sue opere.
La sua musica, che ha radici in questo multiforme patrimonio, è contraddistinta da un linguaggio avanzato e raffinato e si caratterizza per il grande fascino e la grande ricchezza espressiva, capaci di raggiungere il più diverso pubblico.
(Asti, 16-I-1938)

Organista e compositore, è stato titolare all’organo di Santa Caterina in Asti e della insigne Collegiata di S. Secondo. Concertista, organologo, saggista e direttore di coro (“Pino d’Asti” e “S.Cecilia”) ha al suo attivo pagine organistiche dedicate alla liturgia (elegie, finali, offertori, suites ed altro).

(Roma 14-XI-1900; ?)

Iniziò gli studi musicali nell’Istituto “Morlacchi” di Perugia e li proseguì al Conservatorio “G. Rossini” di Pesaro.
Ebbe anche lezioni e consigli da Bossi, Respighi, Casella, Consolo e Brugnoli.
A Piacenza fu titolare d’organo e di composizione organistica nel Liceo “Nicolini” e, nel contempo, organista nella cattedrale; è stato poi titolare di pianoforte nell’Istituto Musicale “Boccherini” di Lucca.
Dal 1946 ricoprì la cattedra di pianoforte nel Liceo pareggiato “Tomadini” di Udine.

(S. Giovanni Rotondo, Foggia 22-VIII-1888; Napoli 25-I-1965)
Prete salesiano ha studiato a Torino con G. Pagella, al Conservatorio di Zurigo e a Napoli con Andrea Savasta, diplomandosi in composizione, pianoforte ed organo.
Ha insegnato al Conservatorio “Bellini” di Palermo, e al “S. Pietro a Majella” di Napoli.
Ispirazione severa, tecnica robusta, risultati inconfondibilmente personali. Scrisse prevalentemente musica sacra e organistica, una apprezzata “Cantata a S. Domenico Savio” per solo, coro e orchestra, alcuni trattati come “L’improvvisazione all’organo” e l’originale “Il canto gregoriano e la Forma musicale moderna”.
(Burgos, 3-V-1510; Madrid, 26-III-1566)

Organista al servizio dell’imperatrice Isabella che lo volle con sé dopo che era già stato organista del vescovo di Palencia. Divenne in seguito “musico de capilla y càmara” di Carlo V e dell’Infante Filippo che accompagnò in diversi viaggi in Italia, in Germania, nei Paesi Bassi e in Inghilterra. Era cieco dall’età di otto anni. Ricca di musica strumentale per la tastiera è la sua produzione basata su effetti sonori, varietà di modulazioni e arditezze armoniche: Lasciò una sola composizione polifonica, un “Sancta Maria, ora pro nobis” a cinque voci
(Madrid, 7-IX-1541; Vallodolid, 1-X-1602)

Figlio di Antonio e fratello di un altro organista, Juan. Organista titolare della cattedrale di Siguenza, terminò la sua carriera alle dipendenze di Filippo II e di Filippo III. Curò le edizioni della musica del padre nel cui volume incluse cinque sue opere organistiche.
(Aracena, 1525 ca. – Granata, 1591)

Nato nei pressi di Siviglia, fu cantore preso il coro della sua città prima di approdare a Granada come maestro di cappella dal 1561 fino alla morte. Lascia 3 messe e una serie di mottetti da 4 a 6 voci oltre a una raccolta di magnificat e un esiguo numero di madrigali.

(Ischitella, Foggia, 1921)
Francescano, da quarant’anni vive a Siena presso il Convento dell’Osservanza. Compositore sacro, gli si devono messe, mottetti, cantate, laudi, salmi e canti della poetica francescana dedicata al santo di Assisi.
Altro e non meno importante risvolto musicale è quello della etnomusicologia  coltivata e sviluppata fino a due importanti pubblicazioni. “Ischitella. I canti del popolo”, e “Siena. I canti del popolo”,
due importanti raccolte che ospitano melodie popolari spesso rare e nate dalla ricerca sul campo.

(Cadice, 23-Xi-1876; Alta Gracia, 14-XI-1946)
“E’ il maggior rappresentante della mucica spagnola del ‘900 che , dopo Albeniz e Granados, contribuì a inserire nuovamente nel quadro delle grandi correnti internazionali.
Suo merito è di aver saputo ricreare la musica folcloristica e popolare in un clima spirituale e intellettuale: ol fascino, il colore e le suggestioni della sua terra pervadono la sua musica, frutto però di meditata esperienza, di laboriosa formazione artistica, di intelligente accettazione delle correnti più eterogenee e che, dalle esperienze passate e contemporanee e dai valori spirituali di una tradizione etnica profondamente sentita, trae ragione per una esperienza del tutto nuova” (Riccardo Allorto).
(Moena, 1970)

Allievo del conservatorio “F.Bonporti” di Trento, si è diplomato in pianoforte nel 1992 e in Musica Corale e Direzione di Coro nel 1999.
Ha fondato il coro polifonico “Ensemble Canticum Novum” di Moena di cui è direttore. Compositore, si è  dedicato alle pagine polifoniche e alla elaborazione di canti popolari. Membro della commissione a artistica del Concorso Seghizzi, ha visto, a sua volta, le sue composizioni premiate in importanti concorsi nazionali e d internazionali (Arezzo, Tours, Trento).
Giovane compositore della scuola del conservatorio “A.Steffani” di Vittorio Veneto.  già conosciuto per i suoi lavori corali, strumentali e orchestrali. Oltre alle sue composizioni tra le quali campeggiano pagine polifoniche a cappella della fine tessitura vocale, troviamo lavori di trascrizione e arrangiamento (Missa Audi Filia di Gianmartino Durighello trascritta per orchestra, la riduzione per pianoforte a sei mani della “Passacaglia op.1” di Anton Webern, oltre a pagine di Schostakovic e di Prokofiev).
Vince il Premio Nazionale delle Arti con l’opera “Meccanica-Ment”. Dal 2009 è direttore della Schola Cantorum di Pedavena.
(Grado, 1760 – Cividale, Udine, 1831)

Compositore di molta musica sacra (messe, mottetti, litanie e salmi), fu organista storico del Duomo di Cividale per 45 anni: dal 1785 al 1830. Servì due maestri di cappella: Pietro Alessandro Pavona e don Luigi Rizzotti. Alla Marciana in Venezia è reperibile il manoscritto intitolato “Otto fughe per organo del Maestro De Grassi”, scritte dall’autore con finalità liturgiche e didattiche. Nella stessa biblioteca giacciono “Sonate/ Sinfonie per organo” dello stesso autore che in questo caso mostra la parte belcantistica e teatrale  di sé stesso, secondo una modalità compositiva che vasto spazio ebbe nell’’800 organistico italiano.

(Reims, 8-IX-1672; ivi, 30-XI-1703)

Ieratico, solenne e meditativo, innovatore e contrappuntista eccelso. Ecco il ritratto di un organista che tenne la consolle di  Saint Denis a Parigi e la tribuna di Notre-Dame a Reims dal 1693 alla morte. Ci rimane di lui il “Primo libro d’organo” che Bach leggeva con ammirazione e ricopiava per carpirne i segreti. Quando incontriamo la frase che dice “Jehan Alain fu il De Grigny del ‘900” ci poniamo qualche inquietante interrogativo. Entrambi morirono attorno ai 30 anni. Entrambi si sposarono molto giovani. Alain aveva già tre figli, De Grigny ben sette. Alain era nato in una famiglia di musicisti con il padre già organista affermato e i fratelli che ebbero luminosa carriera musicale. De Grigny veniva da una stirpe di organisti a partire dal nonno, dal padre e dallo zio che erano titolari nelle più importanti chiese di Reims. Entrambi lasciarono un corpus di composizioni che fanno pensare a cosa avrebbero potuto dare solo con qualche anno in più di vita, alla storia dell’arte organistica. Entrambi erano per natura innovatori. Coincidenze con in mezzo due secoli di suoni a separarli e a ricongiungerli in un destino pressoché simile. (gnv)
(1452 – 1518)

Il calibro tecnico di questo compositore franco-fiammingo, fa sì che alcune sue composizioni siano attribuite a Josquin e viceversa, risultando un rompicapo difficilmente decifrabile per la moderna filologia musicale. Maestro della corte borgognona, scrisse messe, mottetti e magnificat prediligendo spesso la forma canonica, l’espansione del coro da 4 a 6 voci, l’uso di un cromatismo che preannunciava i primi tentativi di uscire dallo schema polifonico di origine fiamminga. A lui si devono importanti innovazioni quali la tecnica della “parodia” applicata alla messa e la struttura del requiem musicato secondo la moderna accezione in una della sue prime espressioni polifoniche.

(Marianella, Napoli, 27-IX-1696; Nocera de’ Pagani, Salerno, 1-VIII-1787)

Vescovo e Dottore della Chiesa, proclamato santa da Papa Gregorio XVI° nel 1839, fondatore della Congregazione del Santissimo Redentore. Nella sua ansia missionaria fu anche compositore di testi e musiche di canzoncine spirituali ancor oggi allo studio di storici e musicologi. Benedetto Croce scrisse che “rimò canzonette spirituali cantate dappertutto, tra le quali notissima è quella del Natale:Tu scendi dalle stelle”. A questa popolare creazione si aggiunge una lunga pastorale (stampata la prima volta nel 1816) che si snoda sulla stessa linea melodica e scritta in dialetto napoletano: spesso di grande efficacia poetica. Non sappiamo se la musica fosse originale e composta dal santo dottore o se fosse tratta da un canto popolare poi riadattato. Sta di fatto che basta scegliere una strofa in vernacolo per assaporarne la singolare capacità evocativa:


Guardavamo le pecore i pasturi                       I pastori erano a guardia delle pecore
E ‘n’angelo sbrannente cchiù del sole              e un angelo splendente più del sole
comparette e le dicette:                                    apparve e disse loro:
no ve spaventate no,                                        no, non temete,
contento e riso,                                                 c’è felicità e riso,  
la terra è arreventata Paraviso                         la terra è divenuta Paradiso.

Molte altre canzoncine sono rimaste nella memoria popolare e spesso nella esecuzione liturgica:
“Gesù mio, con dure funi”, “O Pane del cielo”, “O bella mia speranza, dolce amor mio, Maria”. “Dal tuo celeste trono”, “Sai che voglio, dolce Maria?”, “Fermarono i cieli la loro armonia”, “Sia lodato ogni momento”. “Dio ti salve Regina”,  e  seguono numerose prove poetiche e melodiche a completare il quadro di questo unico poeta di Dio. (gnv)
(Valenciennes, 1550 ca. – Napoli, 1614)

Quando nel 1592 sposò una procace napoletana che si chiamava Isabella Tonto, nel contratto c’era scritto anche l’obbligo di rimanere a Napoli per tutto il resto della vita. L’avrà letto, ci auguriamo. Forse pensò:”Non rivedrò più la Francia, dove sono nato…Non rivedrò più  Vienna dove facevo il fanciullo cantore della cappella imperiale….Ma in Italia sto bene…” Tra un pensiero e l’altro si sarà ricordato come lo accolse fraternamente la “Virtuosa compagnia dei musici di Roma”. Lì poteva parlare di musica con  Marenzio, Anerio, i fratelli Nanino, Palestrina (quando non era nelle sue stanze a scrivere…), l’ottimo Ruggero Giovanelli. Nel 1585 passò a Napoli. Aveva bisogno di aria di mare. Anche qui la sorte lo aiutò. Musico di Fabrizio da Venosa che gli affidò le cure del figlio Carlo. Qui fu lui capace di raccogliere attorno a sé un “convivium” di intellettuali e musicisti con i vari Dentice, Rodio, Cerreto, Carrafa, dell’Arpa. Di mestiere fece l’organista all’Annunziata e il maestro di cappella un po’ più tardi. Ma le cose più belle le offrì come madrigalista alle prese con “Canzonette alla romana”, le famose “Napoletane”, i “Madrigaletti. Sembra il menu di un tipico ristorante mediterraneo. Adieu douce France… (gnv)
(Arzignano, 28-V-1935)

Basterebbero le prime note di “Signore delle cime” a classificarlo come uno dei più importanti poeti del canto popolare italiano. In realtà dietro alla sua perla più conosciuta, ci sta una impressionante opera di musicista che, dopo i diplomi di organo, pianoforte, composizione e direzione d’orchestra, è stato l’organista, il cembalista e il vice-direttore de “I solisti Veneti”, il fondatore de “I Crodaioli”, coro maschile di fama internazionale,  e docente del Conservatorio di Padova dal 1976. Oltre ad una abbondante produzione per la scuola primaria, materna ed elementare, spiccano le pagine di musica sacra dove un posto particolare hanno i “Salmi” scritti sui testi di Turoldo ed Ismaele Passoni. Tali brani, apparsi in versione “simplex” per i tipi delle Edizioni Carrara, sono stati rivisitati nel 2006 con un nuovo accompagnamento d’organo di Francesco Finotti che ne  rivalutato le splendide linee melodiche primigenie con una elegante fioritura della tastiera e, a volte, con un rinnovato empito ritmico.
Scrittore, saggista e conferenziere, ha al suo attivo oltre mille scritti di critica musicale.
(Malines, 1521; Praga, 4-VII-1603)

Umanista colto e raffinato. Dovrebbe essere chiamato il Telemann del ‘500 se si fanno i conti e raffronti con i musicisti coevi: 1073 madrigali (ma altre fonti gliene assegnano 1200…), 45 canzoni alla francese, 54 mottetti in raccolte definite, 38 messe, 8 magnificat….e ancora “roba” sparsa. Non perdete tempo: ogni storico/musicologo vi darà dati diversi e difficilmente sintetizzabili. La verità è che le composizioni di Philippe non cadono nel ripetitivo e nel banale, anzi hanno la cura dell’intellettuale che pone la sua produzione al centro di un rinnovato umanesimo artistico Fu spesso in Italia: a Napoli al servizio della famiglia di Cosimo Pinelli, a Roma presso gli Aldobrandini e gli Ursini , ma fu anche in Inghilterra legando con William Byrd con il quale scambiava composizioni mottettistiche. Dopo la metà del ‘500 lo ritroviamo a Venezia, Roma e Firenze. Il viaggiare come stimolo al conoscere. E poi Vienna, Praga….Lo si descrive uomo ponderato, rassicurante. Era un sacerdote attento alla spirito controriformistico. Si scrisse che i suoi madrigali spirituali spandessero umana pietà. In realtà la sua attenzione era tesa alla perfezione formale e alla accuratezza tecnica. Come si conviene all’autentico uomo di cultura.
(1500ca.-1553)

Nato a Siviglia, lavorò ad Avila e a Plasencia dove si rintracciano notizie circa la sua attività di organista nel 1522. Si formò a Roma per un decennio alla Cappella Papale di Paolo III. Tornato in Spagna proseguì la sua attività di compositore fino a meritarsi l’appellativo di “luce della musica spagnola” pur non ottenendo incarichi di rilevanza professionale. Attento al significato della parola pur nell’intreccio polifonico, scrisse 22 messe (almeno quelle che ad oggi possiamo con sicurezza attribuire all’autore), un centinaio di mottetti e gli splendidi Magnificat che rimangono ancor oggi nel repertorio dei cori polifonici. Suoun Officium Defunctorum dallo stile severamente omoritmico.
(Orsogna, Chieti, 26-V-1857; Napoli, 5-VIII-1951)

Successe come vice-direttore del Conservatorio di Napoli a Paolo Serrao (1830-1907), prestigioso maestro di Cilea, Giordano, Leoncavallo, Martucci ed altri validi allievi (di Serrao è rintracciabile la pubblicazione di un preludio per organo per i tipi dell’editore Izzo a Napoli). Pubblicò opere didattiche, trascrizioni di opere cembalistiche, alcune opere teatrali, una sinfonia, alcuni brani orchestrali (“Scene abruzzesi”) oltre ad alcuni mottetti e ad una messa per due voci d’uomo.
(sec.XVI)

Non sono rimaste tracce della sua vita. Lo sappiamo originario, forse dei paesi bassi e probabilmente attivo a Danzica presso la chiesa di S. Maria intorno al 1560. Null’altro se non la traccia dei suoi mottetti, circa una trentina, con un organico da 4 a 8 voci ancora manoscritti ed altri pubblicati a Norimberga nel 1564.
(Roma, 1720 – ivi, 1794)
Se non avesse scritto “Sei Sonate per Cembalo da eseguirsi ancora coll’Organo”, di questo signore capitolino non sapremmo nulla. Le sonate sono tutte bipartite, con un tempo moderato ad aprire e un allegro a chiudere. E, curiosità, sono tutte in maggiore e di piacevole approccio per l’esecutore. Chissà che fosse un precursore, come scrivono alcuni guardando il materiale tematico, della sonata classica.
(Madrid, tra il 1510 e il 1520; Ribadavia, 1570)
Spesso quando uno svolge vita conventuale e suona l’organo, la biografia si riduce a un telegramma: frate domenicano dal 1536, visse nel convento di San Pablo a Vallodolid dove era organista. Ci potremmo fermare qui se non ci fossero i suoi rapporti con de Cabezon che fu probabilmente suo allievo. Ma dobbiamo, altresì, aggiungere che ci troviamo innanzi a un grande teorico della musica, esperto nella analisi dei procedimenti compositivi e di tecnica esecutiva assolutamente in anticipo sui tempi. Chi volesse sperimentare il gusto del compositore, si legga alcuni brani dove vengono trattai i modi ecclesiastici. Un fulgido esempio di chiarezza senza la durezza di certa musica antica. Da suonare anche adesso come risorsa di spiritualità. (vencelius)
Ha compiuto gli studi di Composizione sotto la guida del maestro Elvio Leggero conseguendo il relativo Diploma presso il Conservatorio "D.Cimarosa" di Avellino. Inoltre, è diplomato anche in Canto ed in Musica Corale e Direzione di Coro. E' autore di opere didattiche e di numerose composizioni originali fra cui musica sacra, pubblicate con le principali case editrici italiane. Svolge anche attività direttoriale quale direttore del Coro della Basilica di San Francesco di Paola in Paola (CS). Inoltre, è titolare della cattedra di Cultura Musicale presso il Conservatorio "Stanislao Giacomoantonio" di Cosenza.
(Tudela, Navarra, 1634; Saragozza, 21-IV-1696)

Morì come si conviene a un organista: reclinando la testa sulla tastiera dell’organo  nella notte del Sabato Santo. Aveva studiato con lo zio, l’organista José Jimenez, e fu a sua volta maestro di una schiera di allievi tra cui Sebastiàn Duron, Pedro Borobia, Miguel Soriano. Organista e maestro di cappella a Saragozza, lascia qualche composizione aderente allo stile castigliano- aragonese del XVII° secolo.
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Laureato in Scienze dell'Educazione e laureando in Psicologia Clinica è attualmente collaboratore in Psicologia dello Sviluppo e dell'Educazione e Psicologia genetica presso la Facoltà di Scienze della Formazione all'Università degli Studi di Bergamo. Dopo diversi anni trascorsi a lavorare con la disabilità è passato nel mondo delle comunità per tossicodipendenti e successivamente in strutture minorili per circa un decennio..
Attualmente si occupa principalmente di psicologia evolutiva e di educazione con particolare riferimento agli studi sulla relazione e sul gender. Ha pubblicato un libro, in merito al disagio minorile, dal titolo: "Morire di Sè".
Tenne il posto di organista nel Duomo di Udine dal dicembre 1812 al 27 agoato 1842, data della sua morte. Di lui si scrisse che fu "eccellente suonatore d'organo e altri strumenti".
Nell'Archivio Musicale del Duomo di Udine sono segnalati una ventina di titoli di sue composizioni.

(Anversa, 1535 – Mantova,1596)

Wert ipotizza una provenienza da un paese fiammingo oggi non riconosciuto. Ebbe però una formazione e una vita musicale tutta italiana tra Ferrara (con De Rore) e Mantova alla corte di Alfonso Gonzaga in Novellara. Cantore alla cappella di Parma sotto Ottavio Farnese ritornò poi a Mantova come maestro di cappella a S. Barbara. Nonostante una vita agitata sia dal punto di vista famigliare che politico, ebbe il tempo di comporre circa 230 madrigali e 160 composizioni sacre che lo affermano come uno dei più rappresentativi compositori cinquecenteschi. Soprattutto i suoi madrigali sono ricchi di un forte senso drammatico alimentato anche dalle scelte dei poeti utilizzati per i testi.

(Trieste, 7-X-1887; ivi, 20-XI-1958)
Radole, scrivendo di lui, sottolinea il linguaggio post-romantico e la sua scrittura “curata in ogni particolare”. Veniva dalla buona scuola di Arnaldo Galliera a Parma e mostrò, tornando a Trieste, le qualità del valente concertista.
Insegnante al Liceo Musicale della sua città natale, fu organista della Sinagoga (1911-1925) e della Cattedrale di San Giusto (1923-1938). Poco conosciuta la sua produzione dove appaiono messe e mottetti di particolare valore (da "Le Firme dell'organo")
(Saint-Germaine-en-Laye, 22-VIII-1862; Parigi, 25-III-1918)
“Debussy è considerato un rivoluzionario che con il Prélude à l’après midi d’un faune, del 1894, indicò la strada alla musica del ventesimo secolo. I critici dicono di lui: distrusse la retorica del diciannovesimo secolo; con le sue innovazioni armoniche e melodiche rivoluzionò la scala qual era nel diciannovesimo secolo; con le sue nuove concezioni, in fatto di orchestrazione, portò direttamente a Webern; con i suoi pezzi per pianoforte dette ai pianisti più materia di riflessione che qualunque altro compositore dai tempi di Chopin; fu colui che riaffermò l’importanza del suono fine a se stesso. Fu il Rimbaud, il Verlaine, il Cézanne della musica. Pierre Boulez, esponente della scuola seriale, ha scritto che certe opere ultime di Debussy “sono quasi più stupefacenti che le ultime opere di Webern”. Secondo Boulez, vi risultano eliminati tutti gli elementi del passato e quelle opere esemplificano “il totale rovesciamento di concetti rimasti statici fino ad allora....veniva scartata, già nel 1894, tutta la pesante eredità di Wagner poiché la realtà di Debussy esclude ogni accademismo”. (Harold C. Schonberg)
(Hof an der Saale, 1485 ca. - ?, dopo il 1546)

Monaco, laureato in  “arti liberali” e poi in diritto all’Università di Lipsia.
Rettore e docente di varie chiese in Germania, gli viene attribuita la creazione e la fondazione dell’antico canto comunitario riformato. Le melodie da lui introdotte, indicano la via allo sviluppo della melodia del corale con la successiva trasformazione dello stesso in “lied” spirituale.
Fu a Braunschweigh, cappellano del convento delle suore benedettine, a Stettino, pastore della chiesa di San Nicola e predicatore di corte presso il duca Albrecht von Preussen.
(Sondrio, 28-XI-1962)

Organista titolare della parrocchia di S.Lorenzo in Ardendo. E’ autore di una notevole produzione di pagine destinate all’organo liturgico (corali, partite e variazioni sui canti della nuova liturgia, versetti e preludi) e di una serie di canti da 1 a 4 voci destinati alla celebrazione festiva. E’ laureato in filosofia all’Università di Pavia.

(Roma, 1611?; ivi,16-I-1679)
In realtà si chiamava Arcangelo Cori e forse era uno spoletino. Ma queste sono storie d’archivio. La storia bella é quella legata al suo nome d’arte che esaltava la sua pratica musicale di suonatore di “leuto” o arcileuto”. Fu organista in S.Luigi dei Francesi a Roma con una costante presenza che va dal 1631 al 1665 per poi passare alla Vallicella. Non c’erano feste solenni in cui il nome di Arcangelo non  si trovasse presente fatto fosse un autentico e insostituibile animatore di quelle che erano le solennità quaresimali, i grandi vespri, le accademie cardinalizie. Fu membro dell’Arciconfraternita dei musici di Roma con specifici incarichi al coordinamento degli strumentisti e degli organisti. Della sua arte al liuto non ci rimane che una toccata per poterlo immaginare virtuoso del suo strumento. Più numerose, a futura memoria, le arie e le cantate per voce sola e basso continuo i cui manoscritti sono misteriosamente distribuiti nelle maggiori capitali europee.
Napoli, (1977)

Avviato agli studi musicali dal M° Vincenzo De Gregorio, allora Direttore del Conservatorio di Musica “D.Cimarosa” di Avellino, nel 2003 si diploma con il massimo dei voti in Organo e Composizione organistica e nel 2005 in Composizione. Si diploma poi nel 2006 in Musica corale e Direzione di coro presso il Conservatorio di Musica “S.Pietro a Majella” di Napoli.
Dal 2002 è vice Direttore della Cappella Musicale Lauretana del Duomo di Aversa (CE).
Il 24 Maggio 2003, alla presenza delle più alte cariche ecclesiastiche ed istituzionali, del Direttore della Cappella Musicale Pontificia “Sistina” Mons. Giuseppe Liberto e della RAI, è Direttore Artistico della “II Rassegna Interregionale di Corali polifoniche”, promossa dalla Curia Vescovile di Aversa (CE).
Vincitore di alcuni concorsi di Composizione ha ottenuto la pubblicazione delle sue opere con Case editrici quali “Edizioni Carrara” di Bergamo, “Alfieri & Ranieri Publishing” di Palermo, “GB Suono” di Alessandria.
Svolge attività concertistica sia in Italia che all’estero come solista o in formazioni cameristiche. Tra le nazioni in cui si è esibito: Olanda, Ungheria, Spagna, Francia.
Per la sua attività concertistica e musicale ha ricevuto diverse recensioni sulle principali testate giornalistiche italiane come: Il Mattino, Il Roma, Il Corriere del Mezzogiorno, L’Osservatore Romano, l’Avvenire, Il Giornale, ecc…
Da Dicembre 2005 è Pianista accompagnatore del Coro di Voci bianche del Teatro di S. Carlo di Napoli diretto dal M° Stefania Rinaldi.
Da Maggio 2008 è Direttore della Corale "Armònia" di Frattamaggiore (NA).
Espleta, inoltre, servizio di organista e direttore di coro in varie Chiese della città di Frattamaggiore (NA), sua città d’origine.

(1967)
Si è diplomato in Organo e Composizione organistica presso il Conservatorio "G.Verdi" di  Milanoe inMusica corale  e Direzione di coro presso il Conservatorio  "F.E. Dall'Abaco di Verona. E' socio dell'Associazione  Organistica Trentina per la quale ha curato la catalogazione tecnicodescrittiva del patrimonio organario della provincia. Ha bcondotto numerose trasmissioni radiofoniche di interesse musicale. E' addetto alla Musica Sacra per l'Arcidiocesi di Trento.  
(1772-1819)

I Delfrate-Alvazzi erano una nobile famiglia residente in una località montana del Verbano (Varzo). Tutti attivi e di superiore rango sociale nel loro tempo (medici, notai, sacerdoti), ebbero tra le loro fila anche musicisti come Giulio Maria che operò, probabilmente, presso la chiesa parrocchiale di San Giorgio e presso la cappella della vicina località di Cattagna che possedeva un organo positivo. Autore di composizioni per diversi organici e destinazioni, egli lascia anche versetti d’organo, sonate ed elevazioni, di uso pratico e di gustoso effetto strumentale. Curioso il suo modo di titolare i pezzi da lui vergati. “Sonata d’organo Bellissima di me”, Sonata strepitosa per me Giulio Alvazzi”, Elevazione Bellissima”, e così via….I lettori ci troveranno un onesto ma a volte divertente artigianato di fine ‘700.
(1836-1891)
Allievo del conservatorio di Parigi, organista a St-Pièrre de Chaillot, esordì nel 1856 al teatro « des Folies Nouvelles » con un’operetta “Deux sous de charbon”, prima di una serie di felici lavori teatrali per lo più rappresentati a Parigi. Raggiunge il successo con “Lakmé” e con una serie di balletti e “divertssements” dove emerge il suo talento di melodista e di musicista capace di trattare suggestivi e talvolta esotici coloriti orchestrali. La sua ultima opera, “Kassya”, lasciata incompiuta, fu completata da Massenet.

(Siena, 1671 - Pisa, 1755)
Compositore, organista e organaro, lascia tra le sue opere la documentazione dell’organo di cui fu titolare:”Descrizione dell’organo terminato di fabbricarsi l’anno 1738 nella chiesa di S.Stefano in Pisa”. Fu eccellente cembalista, come si potrà evincere dalle sue “Sonate op.4”. Meno conosciuti i suoi salmi a 5 voci “con 2 violini e violetta” stampate a Bologna nell’anno 1700, e le sue “Cantate a voce sola”, pubblicate sempre a Bologna due anni dopo.
(Castellonchio di Berceto, 24-IX-1913; Torino, 4-III-1979)

Sacerdote e musicista. Conclude gli studi al Pontificio Istituto di Musica Sacra a Roma nel 1941. Prosegue con i diplomi a Piacenza in Canto Corale e completa i suoi corsi con il diploma in Composizione al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano nel 1953. Maestro di Cappella alla cattedrale di Parma dal 1941 al 1967, ha insegnato anche nei conservatori di Cagliari e di Torino, città  dove finisce i suoi giorni terreni. Presso il seminario di Parma, sono conservate le sue composizioni quasi tutte destinate all’ambito sacro-liturgico. Oltre a un certo numero di mottetti di classica impostazione per voci miste e organo, è possibile rintracciare pagine con accompagnamento d’archi: “Preghiera nuziale”,  lirica per voce e archi, e “Preghiera alla Vergine”, per soli, coro e quartetto d’archi.
(Milano 18-VI-1975)
Ha conseguito il Diploma di Chitarra Classica sotto la guida del M° Emanuele Segre, presso l’Istituto Musicale Pareggiato “Franco Vittadini” di Pavia. Nella Classe di chitarra del M° Segre, ho frequentato per tre anni consecutivi i corsi internazionali di alto perfezionamento presso la Fondazione Musicale “Santa
Cecilia” di Portogruaro (Ve). La sua formazione artistica e professionale lo hanno portato a dedicarsi con successo all’attività didattica per chitarra in diverse scuole del territorio e a partecipare, come chitarrista solista, a importanti eventi culturali e musicali. Per diversi anni ha svolto attività di insegnamento presso
l’Associazione Culturale Musicarte di Lodi (Lo) e presso la “Scuola Sociale Accademia delle Arti” di Melegnano (Mi). Dall’anno scolastico 2007-2008 ad oggi, svolge la professione di docente di scuola media secondaria ad indirizzo musicale per la classe di chitarra. Fino al 2012 è stato Docente di chitarra presso
l’Istituto Comprensivo ad indirizzo musicale “ Dante Alighieri” di Opera (Mi).
(Cumiana, Torino, 22-XI-1919; Torino, 25-II-1998)
Sacerdote e Canonico Onorario della Cattedrale di Torino. Si diplomò in pianoforte al Conservatorio di Alessandria, in Organo e Composizione organistica, Musica corale e Direzione di coro a Torino. Conseguì a Parma il diploma di composizione e presso la Fondazione Cini di Venezia il perfezionamento in canto gregoriano. Fu organista al Duomo di Torino dal 1949 al 1970 e, successivamente, per oltre un ventennio, alla chiesa di S. Cristina della stessa città. Direttore della Scuola Diocesana di Musica Sacra di Torino, è stato membro della commissione per la tutela degli organi monumentali presso la Soprintendenza alle Gallerie del Piemonte ed Ispettore Onorario del Ministero dei Beni Culturali per le Antichità della Regione Piemonte. Diresse la rivista “Maestri dell’organo”, edita da Carrara nel 1969 - 1970.

(Sankt Polten, 2-XII-1928)

Pianista austriaco. Giovane studente a Vienna, studiò pianoforte con Kerschbaumer e organo con Karl Walter, oltre a direzione d’orchestra e composizione. Perfezionatosi con i più grandi pianisti della sua epoca (Gieseking, Kempff, Fischer, Benedetti Michelangeli), ha all’attivo una carriera concertistica di grande successo iniziata con la vittoria al “Busoni” di Bolzano nel 1956. Saggista, curatore editoriale di pagine chopiniane, è autore di numerosissime incisioni tra cui l’integrale di Schumann e di Debussy.

(Bergamo, 8-IV-1879; Milano, 21-VII-1964)
Il numero 001 delle Edizioni Carrara è un Miserere (1914) “ad chorum trium vocum inaequalium” organo vel harmonio comitante dedicato a Guglielmo Mattioli. Il brano è l’op. 74 di Pietro Dentella, amico e animatore insieme al fondatore Vittorio Carrara sr. della prima fase storica della nostra editoriale. Allievo del “Donizetti” si diploma proprio con Mattioli e inizia l’attività di direttore del Coro dell’Oratorio “Immacolata”, insegna canto in seminario e collabora al servizio in Duomo. Partecipa alla fondazione del periodico “Schola Cantorum” che dirigerà per molti anni prima di trasferirsi a Milano nel 1924 per lavorare in Duomo alla vice direzione della cappella musicale prima di assumerne la reggenza nel 1949 quando si ritira Marziano Perosi, fratello del più noto Lorenzo. Dirigerà fino al 1957 per poi essere sostituito da Luciano Migliavacca.
Autore di molta musica vocale, lascia un certo numero di canti religiosi e profani e diverse messe edite da Casa Carrara.
(Bruges, 20-X-1858; Malines, 27-III-1935)

Organista belga allievo del conservatorio di Gand dove si mise in luce ottenendo riconoscimenti per armonia, contrappunto, fuga e improvvisazione all’organo. La sua vita è legata per oltre quarant’anni all’organo della cattedrale  di Malines dove accrebbe le sue doti di esecutore e di improvvisatore. Le sue composizioni sono quasi tutte dedicate al suo strumento e sono caratterizzate da pagine sui temi gregoriani, tese a valorizzare il patrimonio di antifone, offertori e comunioni insieme a preludi “super modulos gregorianos”.
(Asti 10-XII-1892; Firenze 23-XI-1974)
Frequentò il ginnasio e il liceo nel regio “Collegio C. Alberto” di Moncalieri (PP. Barnabiti) e nel 1920 conseguì la laurea in architettura al Politecnico di Torino.
L’anno seguente si diplomò a Bologna in composizione con F. Alfano e si perfezionò a Firenze con I. Pizzetti. Dal 1923 al 1941 diresse il Liceo Musicale di Alessandria; nel 1941 fu nominato titolare di composizione al Conservatorio “C. Monteverdi” di Bolzano e con la stessa qualifica passò subito al “G. Verdi” di Milano.
Dal 1951 al 1963 fu direttore del Conservatorio di Bologna; coltivò anche la critica musicale della quale è testimonianza il volume “La musica contemporanea” (F.lli Bocca, 1930).
Notevole è il numero delle composizioni, in prevalenza liturgiche, create dal Desderi; il che è già un fatto straordinario nei nostri tempi.
(Roma, 15-VIII-1887; Sassoferrato, Ancona, 17-IX-1967)

Ne “I Maestri dell’Organo” attorno al 1930, Carrara pubblica una sua bella pagina scrivendo sotto al nome dell’autore:“da Roma”. Studiò al conservatorio dalla sua città uscendone brillante violoncellista. Ma ebbe modo   di saggiare le qualità didattiche anche di Respighi e Setaccioli per la composizione. Fu legato alla sua città come direttore d’orchestra, insegnante  e animatore culturale (fondò nel 1929 il periodico “La Rassegna Dorica”, con l’obbiettivo di dare visibilità ai giovani compositori). Presidente Onorario della Accademia Filarmonica Romana, diresse la scuola di musica “Muzio Clementi”. La sua attività di compositore è volta a pagine per orchestra, a musica da camera, a pagine pianistiche e liederistiche.
(Mons, 1532 – Monaco di Baviera, 1594)

Gli storici della musica lavorano ancora oggi sulle sue oltre demila composizioni alla ricerca del segreto di una delle menti più feconde e illuminate del rinascimento. Grande viaggiatore, fu a Napoli e a Roma come maestro di cappella in S. Giovanni in Laterano e in quella città strinse rapporti con Palestrina. Tornato a Monaco di Baviera nel 1560 trascorse lì il resto della sua vita producendo e pubblicando molte delle sue composizioni con l’amico editore e compositore Tielman Susato. I suoi mottetti sono circa 800, da due a dodici voci, per non parlare delle 79 messe e dei 100 magnificat, degli inni, dei falsi bordoni e di tutte le altre forme attinenti al sacro. Imponente la produzione profana (villanelle, madrigali, canzoni).

Si è diplomato con il massimo dei voti al Conservatorio “G.B. Martini” di Bologna con il massimo dei voti seguendo poi importanti corsi di perfezionamento a livello internazionale tra cui la “Ecole Supérieure de Piano Gilbert Cook” in Svizzera. Concertista, si è esibito con importanti orchestre dell’est Europa e ha all’attivo diverse incisioni discografiche. E’ docente di Pianoforte Principale presso il Liceo Musicale “A. Masini”  di Forlì e, frequentemente, membro di giuria in concorsi pianistici.
(Rovigno d’istria, 2-I-1910; Verona,24-VIII-2000)

Si mette in luce vincendo un prestigioso premio di composizione già da studente. Allievo di Celestino Eccher e di Mario Mascagni fu titolare di composizione presso i conservatori di Bolzano, di Firenze e al “Verdi” di Milano dove chiuse la sua carriera didattica. Alla sua produzione cameristica dagli accenti fortemente moderni si contrappone una interessante produzione corale dove spiccano alcuni mottetti di accurata elaborazione formale e due messe brevi di intenso sapore spirituale. Rimane negli annali il suo sodalizio con il Coro della S.A.T. al quale dedicò numerose armonizzazioni di canti popolari.

(Aiello del Friuli, 17-X-1929; Aiello del Friuli, 19-VIII-2013)

Diplomatosi in Musica corale e Direzione di coro al Conservatorio di Trieste, svolge, unitamente all’attività di direttore di Coro – attualmente dirige il Gruppo Vocale G.Fauré di Romans d’Isonzo e il Gruppo Polifonico C.Monteverdi di Ruda -, anche quella di compositore di opere vocali e strumentali, che riscuotono larghi consensi di pubblico e critica. Numerose sono le sue composizioni di musica corale ed anche elaborazioni di canti popolari. E’ stato premiato in molti concorsi nazionali ed internazionali di composizione – tra gli altri a Lugo di Romagna, il Concorso Internazionale Guido D’Arezzo, il Concorso Internazionale di Tours, il Concorso Internazionale di Composizione ed Elaborazione Corale di Trento. E’ membro della Commissione Artistica del Concorso Internazionale C.A. Seghizzi di Gorizia e di quella della Feniarco.
(1544 - dopo il 1610)

Frate francescano, fu organista a Chioggia e a Gubbio. Trascorse gli anni della formazione a Venezia dove arrivò nel 1580 per studiare con Claudio Merulo, Zarlino e Costanzo Porta. E’ autore del “Transilvano”, innovativo trattato di tecnica contrappuntistica e di tecnica esecutiva (uno dei primi trattati di differenziazione tra approccio all’organo e agli altri strumenti a tastiera). All’interno del trattato appaiono opere dell’estensore concepite e scritte a scopo didattico.
(Flaxton, York, 1886 – Lancaster, 1975)

Scrive Claudio Greco in una sua presentazione:” Completò con eccellenti risultati i suoi studi musicali ottenendo il “Fellowship of the Royal College of Organists” nel 1904. Quattro anni dopo si convertì al cattolicesimo e assunse l’incarico di organista di St. Peter in Lancaster dove prestò il suo servizio per 60 anni contribuendo alla crescita della vita musicale della stessa diocesi. Non recedette dalla sua vocazione nemmeno nel periodo di guerra tra il 1915-1918, quando, chiamato in servizio a Lione, riuscì a fondare un coro maschile e una piccola orchestra. Fu un instancabile compositore: messe, mottetti, l’oratorio “Panis vitae” scritto per il Congresso Eucaristico di Monaco nel 1960, oltre a una collezione di brani d’organo di squisita fattura. Papa Pio XII premiò la sua attività conferendogli la “Croce Pro Ecclesia et Pontefice” nel 1956. Lo raccontano uomo di straordinario carattere, dotato di “sense of humor”, di passione per le invenzioni e amante dei gatti per cui coltivava una vera passione. Si ritirò dal servizio per motivi di salute nel 1971 e si spense il 3 marzo 1975. Nel suo epitaffio si legge:”Il Dr. Dixon era un uomo di grande fascino, sempre cortese e rispettoso; negli ultimi anni una fluente barba bianca si aggiunse al suo aspetto distinto. Fu sempre amabile con i membri della Cattedrale ed il suo umore pungente lo resero sempre un gradevole e divertente amico. Rese un grande servizio sia alla Cattedrale di Lancaster che alla Diocesi. Riposi in pace”.

(Viterbo 11-XII-1873; Roma 25-IV-1944)
Studiò nel Conservatorio di S. Cecilia con i maestri Vitale, Renzi e De Santis, diplomandosi nel 1899. Dapprima diresse la Cappella musicale di Viterbo, insegnando contemporaneamente nella locale scuola magistrale, poi, nel 1910 iniziò l’insegnamento di armonia, contrappunto e fuga nel Pontificio Istituto di Musica Sacra di Roma. Nel 1911, già largamente stimato per la sua competenza didattica, gli venne affidata la cattedra di armonia principale, contrappunto e fuga nel Conservatorio di S. Cecilia.
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(Imer, Trento 5-XII-1899; Treviglio, Bergamo 6-VI-1969)

Studiò con Terrabugio e Ravanello e con Vincenzo Gianferrari alla Filarmonica di Trento. Passato a Milano completò la formazione musicale con i maestri Ramella (fuga e composizione) e Suñol (canto gregoriano) e rimase 16 anni (1924-40) come maestro di cappella e organista nella chiesa di S. Agostino.
Trasferitosi a Treviglio (Bg) ricoprì le stesse cariche nella chiesa di S. Martino.
Contemporaneamente collaborò, come tecnico e come compositore, con le edizioni Carrara di Bergamo scrivendo musica liturgia e organistica Si celò talvolta sotto lo pseudonimo di Bendoso Pietro.
(Mozzo, Bergamo, 17-I-1949)

Docente d’organo e di composizione organistica, al “Verdi” di Torino, ha un nutrito elenco di composizioni che vanno dalla pagina pianistica alla sinfonia per grande orchestra. Numerosi i numeri d’opus dedicati all’organo dai titoli fantasiosi e corredati da una vissuta cultura jazzistica. Numerose anche le pagine per organo con violino, tromba, ottoni, corno, etc. Dal 1968 al 1974 ha fatto parte dello Studio di Musica Elettronica Torinese. E’ autore di musiche di scena e da film.


Compositore, direttore e violinista ha studiato presso il Liceo Musicale di Arezzo ed il Conservatorio di Firenze, la Scuola di Musica di Fiesole e l’Accademia Chigiana di Siena.
Molto apprezzato come compositore di musica vocale, le sue opere sono state eseguite in Germania, Gran Bretagna, Italia, Repubblica di Malta e Svezia. Il suo Pater Noster per tre cori è stato cantato all’EXPO 2000 di Hannover e registrato dalla Radio Svedese, mentre altre sue opere sono state incise e pubblicate da varie case editrici. Tra i prestigiosi riconoscimenti in competizioni internazionali ricordiamo i premi ai concorsi “Guido d’Arezzo” di Arezzo, “C.A.Seghizzi” di Gorizia, “ROMA 2000” di Roma.
Svolge intensa attività concertistica come direttore con l’Insieme Vocale Vox Cordis di Arezzo e la Polifonica San Lorenzo di Montevarchi, è inoltre direttore e cantante dell’Hesperimenta Vocal Ensemble, con questi gruppi ha raggiunto ottimi risultati in concorsi internazionali.

(?, ca. 1530 - Venezia, prob. giugno 1603)
Ha passato la vita a litigare con Zarlino che a fine carriera sostituì alla direzione della cappella di San Marco nel 1590.
Non state a sacrificare tempo nell’inseguire il contrappunto arcaicizzante che il nostro adotta con particolare importanza nella sua produzione sacra. E neanche l’ipertrofica esperienza dei cori battenti, musica d’obbligo per uno che voleva fare il maestro di cappella a Venezia. Gustatevi la produzione profana. “Chi la gagliarda, donne...”, oppure “La verginella è simile alla rosa”....Molto meglio la freschezza delle sue villanelle napoletane che ebbero successo, a quel tempo, insieme ai suoi madrigali che dimostravano attenzione alle sortite di Willaert ma che non eguagliano la leggerezza stilistica delle pagine “leggere” così felicemente contaminate dalla chanson francese. E allora  gli editori del tempo preferirono ristampare più volte le felici allusioni musicali all’amore che si cantavano sul ritmo danzante del buon Baldassarre...(vencelius)
(Villa Bartolomea, Verona, 5-VII-1937)
Sacerdote e musicista, compositore e maestro di cappella, saggista e giornalista. Dopo anni di docenza presso il Conservatorio di Verona e l’impegno di maestro e organista di S. Eufemia nella stessa città, viene nominato vice-maestro di cappella del Duomo di Milano. Passato a Bergamo a dirigere in S. Maria Maggiore, compone un ciclo di importanti cantate tra cui “L’Assassinio nella cattedrale”, “Là in Ostia Tiberina”, “Gog e Magog”, “Canticum Laudis” e “L’ultima al patibolo”, tutte per voci e diverse formazioni strumentali. Diversificata e copiosa la produzione dei mottetti e la composizione per l’organo sia liturgico sia di impegno concertistico. E’ autore di alcuni testi di rilevante interesse musicologico tra cui “La Musica in Chiesa”, “Musica e Liturgia”, “Dal pruno al melarancio”. E’ direttore del “Bollettino Ceciliano”, storica testata dell’Associazione Italiana Santa Cecilia.
(Verolanuova, Brescia 22-IV-1874; ivi 8-II-1937)
Dopo le prime lezioni avute dall’organista del paese Luigi Colleoni, passò al Conservatorio di Milano dove studiò con V. Ferroni e L. Mapelli, diplomandosi in composizione il 12 luglio 1898 e in organo nel 1900.
Durante gli anni di studio e nei due anni successivi trascorsi ancora in Conservatorio come “tirocinante” fu ospite della famiglia di don Ascanio Andreoni.
Il 14 aprile 1902 fu assunto come vice-direttore della cappella musicale della S. Casa di Loreto, accanto al direttore Giovanni Tebaldini e al giovane organista Ulisse Matthey.
Dal 1909 al 1926, succedendo a G. Mattioli, ottenne la cappella musicale di S. Maria Maggiore in Bergamo, dipendente dall’Opera Pia Misericordia Maggiore; contemporaneamente fu anche insegnante nell’annesso Istituto musicale “G. Donizetti”, divenendone anche direttore nell’anno 1922-23.
Collaborò con l’editore V. Carrara: negli anni 1929-31 fu direttore artistico della collana I Maestri dell’Organo.
Donini trascorse gli ultimi anni nella tranquillità della natia Verolanuova.
Una casa editrice bergamasca non poteva non prevedere un’offerta preziosa per uno dei figli più illustri della sua terra. I lettori potranno verificare la particolarità e la bellezza delle pagine d’organo (originali) e del CD inciso a loro supporto, insieme ad altre pagine d’organo solo e in concertato con strumenti dove emerge la tipica cantabilità donizettiana.
(Dignano d'Istria - 1935)
Diplomato in Composizione , Direzione d'orchestra, Musica Corale e Direzione di Coro presso il Conservatorio "G.Verdi" di Milano.
Si è affermato in vari concorsi nazionali ed internazionali; dal 1977 al 2000 è stato Docente presso il Conservatorio di Alessandria e di Torino. Ha svolto un'intensa attività di compositore, di direttore d'orchestra e di didatta.
(1958)

SCHEDA IN PREPARAZIONE

(1685 ca. – 1755 ca.)
Forse allievo di Lebegue, fu organista a Parigi alla Madaleine-en-la Citè succedendo a Dagincour. Supplente di Raison a St. Geneviève ottenne poi il posto di maestro all’ Accademie Francaise. La sua opera è riassunta nel “Livre d’orgue” dove i pezzi sono organizzati in forma di suite. Interessante, alla lettura dei brani, arguire che scrivesse per quattro manuali, cioè il “grand orgue”, il “positiv”, “récit” ed “echo”, su una pedaliera di 19 note. Cromorno e cornetto sono i registri che regalano espressione alla pagina musicale. Sintetico il giudizio di Giuseppe Radole:” Di questa musica è stato detto che ha un piede in chiesa e l’altro fuori”.
(Napoli, 23-XII-1958)
Laureato in Lettere presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano ha anche studiato al Conservatorio “G.Verdi” diplomandosi in Composizione, Direzione d’orchestra, Musica corale e Direzione di coro. Si è perfezionato in Italia con Vladimir Delman, Franco Ferrara e Piero Bellugi; a Vienna con Karl Oesterreicher e Julius Kalmar. Dopo l’esordio al Teatro Comunale di Bologna nella stagione lirica 1983-84 prosegue la sua attività sia in campo operistico sia in campo sinfonico come direttore di orchestre italiane ed europee nonché di alcuni prestigiosi ensemble strumentali. Titolare di Esercitazioni orchestrali presso il conservatorio di Piacenza, tiene da anni anche corsi di direzione d’orchestra a Todi e a Milano. Notevole anche il suo impegno musicologico: ha collaborato con la “Nuova Rivista Musicale Italiana”, con la “Rivista Italiana di Musicologia”, con il mensile “Amadeus” per il quale ha anche inciso il “Carnevale degli animali” di Camille Saint-Saens. In collaborazione con Giuseppe Rausa ha scritto la “Storia dell’opera italiana” edita da Mondadori.
(Gerberoy, 4-II-1549; Parigi, 7-VIII-1609)

Allievo di Claude Le Jeune. Fu dal 1595 compositore da camera del re. Le sue composizioni, che godettero di altissima considerazione presso i contemporanei, vedono due libri di “Preces  Ecclesiasticae”. La “Missa pro defunctis” che rimase in repertorio per almeno altri due secoli, alcuni “Te Deum”, una serie di salmi e di noels, 42 fantasie strumentali, una quarantina di chansons . Servitore di tre re francesi, fu considerato l’ Orlando di Lasso parigino. A fine carriera affidò all’editore Ballard la pubblicazione delle sue opere.
(Beauvais, 1674 – Laon, 1751)

Giunto a Parigi dalla città natale, fu discepolo di Marchand ed ebbe l’onore di suonare il monumentale organo a quattro manuali costruito da Robert Cliquot per la chiesa di St-Quintin (1703). Lo ritroviamo più tardi, nel 1710, alla cattedrale di Laon dove fu titolare perpetuo. I suoi libri d’organo rivelano la mano di un buon maestro, a volte di delicato lirismo a volte di solido contrappuntista.
(Looz, 1610; Parigi, 8-V-1684)

Lo troverete anche come Du Mont o con il suo vero nome d’origine belga De Their. Traducendo il suo nome in francese, si diede un nome d’arte che rimane nella storia soprattutto perché legato alle  messe composte in canto fermo che ancora oggi, a distanza di secoli, hanno ragion d’essere e non solo in Francia. Proveniva da Maastricht dove era organista della basilica cittadina. A Parigi introdusse il mottetto monodico con la melodia accompagnata e introdusse il basso continuo per l’accompagnamento delle composizioni polifoniche, spesso ripiene di smalto armonico e di grande atmosfera di ascetica solennità. Compose tre libri di cantici sacri e litanie a più voci con introduzione strumentale, libri di mottetti, un oratorio intitolato “Dialogus de anima” a 5 voci, brani per cembalo. La corte lo amava . Quando morì, l’editore Ballard stampò una raccolta il cui frontespizio recitava:” Mottetti per la Cappella del Re, messi in musica dal Signor Dumont, abate di Silly e Maestro di musica di detta Cappella. Stampato per espressa volontà di Sua Maestà”.
(Rosnay, Marna, 1837 – Parigi, 1924)

La sua figura rimane ancorata all’immagine del didatta autore di trattati di armonia e contrappunto e fuga. Docente al conservatorio di Parigi alla cattedra di composizione lascia opere sinfoniche, lavori teatrali e una interessante produzione di musica da camera. Più note le sue composizioni destinate all’organo sia di grande sviluppo concertistico sia per la destinazione liturgica.

(Rennes, 21-V-1937; ivi, 1-VIII-2006)

Didatta e direttore d’orchestra. E’ conosciuto al mondo organistico per il suo Cantico di Frate Sole. Ma il suo catalogo e variamente strutturato: piccoli pezzi per pianoforte, musica da camera per diversi ensembles strumentali, pezzi per orchestra tra cui “Mèditations per organo e orchestra, musica vocale con accompagnamento d’orchestra o diversi insiemi strumentali, mottetti per coro misto o quartetto vocale.

(Londra, 5-XI-1733; ivi, 17-VII-1796)

Allievo dell’ottimo organista e compositore John Travers. Fu buon continuista partecipando all’esecuzione di molti oratori di Haendel di cui subì il fascino e l’influsso. Insegnante di clavicembalo, sostituì Boyce alla Chapel Royal. Lascia molta letteratura cembalo-organistica spesso rivolta ai giovani e ai musicisti in fase di educazione alla tecnica tastieristica. Nelle sue “voluntaries” adotta la forma tripartita adottando la fuga finale. Amico di Haydn e del bel mondo culturale inglese, pur non facendo l’organista e non dovendo litigare col clero locale, morì per abuso di oppio. (gnv)
(1830 – 1909)

Editore francese ma anche organista e compositore. Studiò al conservatorio di Parigi con Cesar Franck e con Camille Sain Saens e svolse regolare servizio di organista nelle parrocchie parigine di St. Ambrosie, St. Roch, St. Vincent de Paul e St. Geneviève. Compositore di stile raffinato, fondò l’omonima casa editrice alla fine del 1869. Passata di mano dopo la sua morte, la casa editrice fu acquistata nel 1987 da Max Eschig e subì successive fusioni (Salabert).

(Frattamaggiore, Napoli, 3-III-1684; Napoli, 30-IX-1755)

Grande insegnate e compositore. Sebbene non abbia scritto per il teatro, è considerato la pietra miliare della cosiddetta scuola napoletana. I suoi allievi, che trattava con severità, fecero, anche grazie a lui, molta strada: Piccinni, Traetta, Sacchini, Paisiello, Guglielmi. La sua musica sacra è caratterizzata da una vene cantabile personale ed originale al punto che per lui si coniò un cliché :”Contrappunto sentimentale”. Leo fu un suo “nemico” e la storia ci racconta  che si crearono fazioni di “Leisti” e “Durantisti”. Insegnò nei conservatori napoletani finendo la sua carriera al S.Onofrio.
(3-VI-1961)

Polifonista, impegnato nella ricerca didattica, è docente di Esercitazioni Corali al conservatorio di Castelfranco Veneto. Compositore la cui musica è intrisa di forti valori spirituali e mistici, è stato ed è collaboratore di importanti testate dedicate al canto corale. Fondatore del coro Nuovo Rinascimento di Quero, è autore della “Messa in onore della Madonna di Loreto” oltre che di cicli mottettistici e di saggi didattici.

(Eksaarde, 6-VI-1876; Sint Niklaas, 9-IX-1925)

Originario della Fiandre orientali, fu allievo di Tinel, Benoit e Mortelsman, per composizione pianoforte e organo. Fondò una scuola musicale a Beauring e fu organista titolare nella Chiesa di Nostra Signora in Temse. Dotato di solida tecnica sia compositiva che esecutiva, i suoi brani trovarono ospitalità in numerose riviste organistiche dell’epoca come “Le journal des organistes” o “L’organiste moderne”, offrendo una gamma di pagine spesso senza pedale per dare la possibilità anche dell’esecuzione all’Harmonium. Scrisse un centinaio di pezzi per la tastiera, motteti da una a quattro voci, molte messe, liriche e parecchie cantate  a più voci.

(Caslav, 12-II-1760; Saint-Germaine-en-Laye, 20-III-1812)
Chi ha messo le mani sul pianoforte da fanciullo, un paio di sonatine di Dussek le ha dovute “assaggiare”, magari godendo di quella trasparente filigrana sonora che aiutava a far marciare le tenere dita. Dietro al materiale tematico “spesso semplificato ai limiti dell’ovvio” come scrivevano i critici, si celava un compositore versatile, fecondo, e un pianista di grande rilevanza. Aveva cominciato come organista in Olanda, prima di dedicare la sua vita di giramondo all’amato pianoforte. Se avete la pazienza di sfogliare le raccolte d’epoca, troverete sonate pianistiche dove le tenere dita vanno sostituite da tecnica robusta. E anche 16 concerti per pianoforte. Troverete pagine destinate all’arpa. Trattasi di faccende d’amore. Ladislav sposò infatti un’arpista e la figlia da loro nata fu anch’essa arpista. Forse proprio per questa estetica monotematicità le lasciò entrambe, non senza prima aver fatto fallire una casa editrice musicale (la “Corri D.&Co.) messa in piedi con il suocero. Dove c’era una corte difficile, Ladislav era presente (Caterina di Russia). Dove c’era una rivoluzione, Ladislav era presente (quella francese). Nella sua vita è tutto un “riparare” in questa o quella città alla ricerca di insegnamenti e concerti poiché non era uomo da
stabilità a tutti i costi. Eppure, nel marasma esistenziale del compositore, Muzio Clementi diceva che Dussek era fantastico per l’uso del pedale e per il “tocco cantante”. Haydn lo seguiva e lo ascoltava. Godeva di grandissima fama, insomma. Gli editori  ristampavano volentieri le sue composizioni dove in un adagio si poteva leggere:” Con anima e duolo”, “con amore”, “sforzando sottovoce”. Le donne lo amavano e lui le ricambiava. Purché non fossero arpiste... (vencelius)
(Nehalozeves, 8-IX-1841; Praga, 1-V-1904)

La sua musica si fonda sul patrimonio del folklore slavo ed egli è tra i massimi rappresentanti della musica ceca e tra i maggiori sinfonisti dell’ ‘800. Se pensiamo che era destinato a rilevare la macelleria e la locanda del padre nel paese natale, il cammino è stato invero rilevante. Scrive Giulio Gonfalonieri:” Ciò che sorprende in Dvoràk è l’assoluto agio con il quale il maestro sa muoversi in ogni tipo di musica, il senso delle forme, preciso e infallibile, la fecondità, la prontezza, la facilità del discorso. Il suo temperamento artistico è pieno di salute e di fiducia; è assolutamente sgombro da perplessità e da problemi…..Le sue opere sono sincere e si sentono con piacere. Almeno quelle del primo periodo, che comprendono trio, quartetti, quintetti, serenate, suite per orchestra e le nove sinfonie terminate con quella detta “Dal Nuovo Mondo” chiara ed equilibrata nelle dimensioni episodiche….Sulle tracce in essa di canti americani, si è molto discusso”. Oltre che un meraviglioso “Stabat Mater” che lo rivelò al mondo, ci sono piccoli ritagli di musica sacra: una messa in re maggiore per quattro voci e organo, cinque preludi e fughe per organo, due fughette
in re e una fuga in sol. In questo campo, avrebbe potuto dare di più.

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