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(Halle, 1685 – Londra, 1759)
All’opposto del suo grande coetaneo Bach, ripiegato su un mondo più ricco di risonanze interiori,
Haendel vive con un respiro europeo, cammina con un passo cosmopolita. Viaggia in Italia e ne assapora le fonti musicali più preziose; A ventisei anni è a Londra e vi introduce l’opera italiana. Non contento diventa impresario delle sue opere in concorrenza a teatri rivali sostenuti da maestri di italica scuola. A cinquant’anni un taglia netto con le scene e si dedica  all’oratorio impegnando la sua esperienza drammatica al servizio di quei grandi affreschi biblici che ne consacreranno l’immortalità:”Il Messia” (1742), “Debora”, “Saul”, “Giuda Maccabeo”, Jefte” e decine di altri “dipinti” musicali di impressionante bellezza. La sua sicurezza, la superba convinzione che sono evidenti in tutti i suoi gesti musicali, gli fanno amare le grandi architetture sonore così che spesso il grande protagonista diviene il coro. Haendel scrive per la folla e la varietà e l’equilibrio della sua scrittura corale gli ottengono uno straordinario consenso del pubblico. Anche oggi. (ra)


(Neusaat, 13-I-1840 – Ratisbona, 4-I-1915)

Sacerdote e musicista. Fu maestro di cappella a Ratisbona dal 1867. Docente dell’Istitito di Musica Sacra, può essere considerato una delle figure di spicco del cecilianesimo tedesco. Le sue pagine polifoniche fanno riferimento a Palestrina e i suoi oratori al mondo della classicità tedesca più osservata. Curò le edizioni delle opere polifoniche di Marenzio, Palestrina e Croce

(Salorno, Bolzano, 21-XII-1863; Monaco, 5-XII-1914)

Nel nome proprio è anche possibile leggere Paul Eugen Joseph. Francescano, fu organista a Gerusalemme nelle chiese del Salvatore e S.Sepolcro. Fu a Roma come organista all’Aracoeli prima di soggiornare a New York per due anni (1906/07). Si ritirò poi al convento di S.Anna in Monaco.
Compose alcuni oratori, tre messe, mottetti, pezzi per organo di ispirazione regeriana, musica da camera e una serie di lieder.

(Bergedoerf, 25-III-1699 – Venezia, 23-XII-1783)

La moderna musicologia sta rendendo merito all’opera di questo musicista tedesco(già cantante dalla splendida voce e valente cembalista) che trovò in Italia l’ambiente e l’ispirazione per fornire un catalogo musicale di altissimo profilo e di grande qualità stilistica. Allevato a Napoli alla scuola di Porpora e Alessandro Scarlatti, trovò a Venezia la sua prima consacrazione agli “Incurabili” e trovò anche la moglie che gli fu al fianco tutta la vita, quella Faustina Bordoni
(si veda il piccolo saggio su di lei in “Scampoli di musica”, pubblicato da Carrara) celebratissimo soprano dalla voce ineguagliabile. La sua vita musicale si svolse tra Londra, Dresda e Vienna prima del ritorno definitivo a Venezia. La sua concezione musicale favorisce l’eleganza, la perfetta fusione tra melodia e parola, la naturalezza che cancellasse l’inutile artificio, il sentimento e l’espressività come mezzo comunicazionale. Mozart stesso desiderava scrivere come Hasse ed espresse questo concetto in più di una sua lettera. Raffaele Mellace in un suo ponderoso testo, completa lo scritto con il catalogo delle opere (prevalentemente teatrale) oggi scientificamente ricostruito. (gnv)

(Norimberga 1564 - Francoforte 1612)

Nel 1584 Hans Leo Hassler, ventenne musicista tedesco, si reca a Venezia per studiare con Andrea Gabrieli, avendo per compagno di banco Giovanni Gabrieli, nipote di Andrea. L’atmosfera è quella della chiesa di S.Marco dove fare musica significa sperimentare gli effetti stereofonici dei cori “battenti”, scrivere ed eseguire toccate, canzoni, ricercari per organo, dirigere con sicurezza i cantori durante le sgargianti feste religiose della Serenissima. Dopo quasi due anni torna nella sua Norimberga trasferendo il meglio della scuola polifonica italiana ai musicisti tedeschi. Affermato organista, affronta anche la composizione di inni e corali destinati alla chiesa luterana, salmi e melodie che, pur trattati con estrema semplicità, rivelano una espressività intensa e convincente. Da una sua canzonetta è tratta una melodia che Bach userà ripetutamente nella “Passione secondo Matteo”  e che molti organisti elaboreranno nei secoli a venire in innumerevoli versioni tastieristiche. Scrisse molto tra cui madrigali dall’affascinante cromatismo e avrebbe potuto fare di più se non avesse dedicato molto tempo agli affari. Sposatosi nel 1604 con la figlia di una ricca famiglia di marcanti di Ulm, svolse una vera e propria attività finanziaria che divenne il suo primo lavoro. Tra prestiti e transazioni, si specializzò nel settore minerario e metallifero. Risultato: tre processi, tre volte davanti al magistrato per traffici illeciti. Morì di tisi come si conviene ad un eccellente poeta della musica e non in carcere per falso in bilancio come tutti si aspettavano. (Da “Scampoli di musica”. Ed. Carrara)
(Rohrau, 31/III/1732-Vienna, 31/V/1809)
Spesso chiamato “padre della musica strumentale”, fu in realtà il primo grande interprete della forma moderna della sonata. Partito dalla imitazione dei sinfonisti pre-classici viennesi, elaborò e sviluppò in maniera originale una propria tecnica e un proprio stile strumentale. La sua copiosa produzione esprime in sintesi lo spirito galante del ‘700, ma irrobustito spesso da una genuina ispirazione popolaresca. Alla vivacità e alla freschezza della sua opera contribuì anche il gusto della natura e del pittoresco, che già preludiava alla sensibilità romantica. L’abbandono della vecchia mentalità contrappuntistica in favore della melodia che trova la propria ragione d’essere nel moto modulante dell’elaborazione tematica (accresciuta nel corso della maturità del compositore), mostrano come partecipasse a suo modo alle istanze pre-romantiche. Maestro spirituale di Mozart, al quale fu legato da amicizia, ne fu a sua volta, negli ultimi anni, influenzato. Nella “Creazione” e nelle “Stagioni”, effondendosi liricamente specie nelle scene di ispirazione naturale, si ritrovano la grazia e la freschezza che costituiscono le note più originali della sua personalità. (ra)
(Rohrau, 14-IX-1737 – Salisburgo, 10-VIII-1806)

Fratello di Joseph, maestro di cappella a Salisburgo dal 1762. Per il suo duomo scrisse centinaia di composizioni liturgiche donando pagine corali di forte di intensità anche nel piccolo taglio mottettistico come evidenziato dai pezzi pubblicati in Polyphonia della nostra editrice. Apprezzato da Mozart, fu maestro di Carl Maria von Weber e di Anton Diabelli.

(Milano, 16-X-1930; Sanremo - Imperia 2006)
Si è diplomato in Composizione e Pianoforte al Conservatorio di Parma e in Canto corale, Polifonia vocale e Direzione d’orchestra a Milano. Direttore artistico dell’Orchestra Sinfonica di Sanremo, scrisse un ricco corpus compositivo che spaziava dall’opera lirica al sinfonismo, dalla cantata alla musica da camera. Notevoli i cicli di liriche, le musiche di scena e per cortometraggi oltre a raccolte di musica liturgica per coro ed organo.
(Pest  1813-1888)
Inizia giovanissimo gli studi musicali nel suo Paese e già all'età di 9 anni si esibisce come pianista al teatro di Budapest.
A 12 anni intraprende una lunga tournèe europea per proseguire Vienna i suoi studi con czerny e, in seguito, con Halm.
A Parigi si afferma come pianista ed insegnante di pianoforte, diventando amico dei maggiori esponenti musicali dell'epoca, tra i quali Chopin e Liszt.

(Hammerrsdorf, 5/8/1822 – Monaco, 3/2/1909)

Suonare un brano di Herzog fa venire in mente la parrocchia ottocentesca in Germania dove si faceva buona musica e l’organista commentava il rito con sonorità chiare e quadrate, secondo una buona scuola. Anch’egli proveniva da una parrocchia del suo villaggio dove cominciò a 11 anni la “fatica” dell’organista accompagnandola dagli studi che compì con il maestro Bodenschatz. Incomincia da qui una strada di incarichi che lo porta a Monaco a suonare nella chiesa evangelica di S.Matteo e poi alla cattedra del conservatorio. Siamo nel 1850. E tra i suoi allievi c’è Rheinberger. Altro salto: nel 1854 viene chiamato all’Università di Erlangen dove è nominato direttore del nuovo Istituto per la Musica Sacra e organista della cappella universitaria. Concertista ormai di fama, partecipa alla riorganizzazione ed al rilancio del conservatorio di Monaco trovandosi nel 1865 nella commissione di studi con Wagner, Bulow, Lachner e con il suo ex allievo Rheinberger. Nel 1872 Londra lo volle insieme a Bruckner per i concerti d’organo alla Albert Hall. Dovette dire di no. La salute si faceva precaria. Inizia il suo declino fino alla messa in riposo che cade nel 1888. Ebbe ancora molti anni per ripensare al suo lavoro e a un impressionante catalogo di composizioni dove c’è da scegliere in mezzo a centinaia di pagine. Ma molti che ne apprezzavano la vena organistica, non conoscevano i suoi 90 brani per coro, le arie per voce e organo, le rielaborazioni e le armonizzazioni dei corali per la chiesa evangelica, la sua “scuola d’organo” che restò in uso per decenni. Senza dimenticare le piccole pagine per l’harmonium per chi non avesse un grand’organo a disposizione. Un mondo di suoni sempre sorretto da serietà di intenti e di dedizione per la buona causa della musica sacra. I ceciliani italiani di inizio ‘900 gli devono molto.(gnv)
(Breslavia, 30-VIII-1809; ivi 5-VIII-1863)

Titolare dal 1831 fino al giorno della sua morte dell’organo della Bernhardinkieche nella sua città natale.
Fu un virtuoso e concertista di fama europea: si esibì a Londra, a Parigi (S.Eustache), Berlino, Lipsia e in tutte le più importanti città del centro-Europa. Amico di Rinck, Kummel, Spohr, si dedicò alla composizione organistica della quale abbiamo un cospicuo lascito fatto di pagine spesso accessibili a gran parte degli organisti che ritrovarono nelle sue note il taglio adatto ad ogni momento liturgico. Alla luce di queste caratteristiche, qualche compositore italiano appartenente al movimento ceciliano, ebbe a dire e a scrivere che sul leggìo dei giovani organisti e soprattutto degli esordienti, non dovevano mancare le composizioni di Hesse quasi fossero un viatico per una piacevole e costruttiva “introduzione all’organo”. Didatta di grande esperienza, Hesse tenne corsi di perfezionamento ai quali parteciparono giovani musicisti del calibro di Lemmens e di Guilmant.
Meno note le sue ouvertures per orchestra, il concerto per pianoforte, i suoi mottetti e le su cantate.
Scrisse l’oratorio “Tobias”. (gnv)

(Debrecen, Ungheria, 27/XII/1871-Vienna, 3/VIII/1938)

Visse a Novo Mesto presso i nonni che erano di origine slovena. Studiò a Vienna sia giurisprudenza che musica portando a termine il suo percorso culturale che gli consentì una brillante carriera nell’apparato dello stato austriaco e di non abbandonare il filone musicale con composizioni di variegata forma. Troviamo infatti operette e opere teatrali, cantate, messe per coro, organo e orchestra, pezzi per pianoforte e musica da camera. Fu in sintonia ceciliana con Stanko Premrl che conobbe a Vienna e che aiutò nella diffusione della buona musica sacra. Fu probabilmente lo stesso Premrl a presentare una raccolta di brani organistici alla allora giovane Casa Carrara che nel 1931 pubblicò una raccolta di sue composizioni insieme, in seguito,  a una “Elegia” (1933) e a una “Elevazione” (1934). (gnv)
(Amsterdam, 1949)

Difficile capire chi è questo compositore olandese che entra nella storia Carrara nel “gioco degli pseudonimi”. Si da il caso che l’ottimo Vittorio Carrara senior, nella sua sfrenata fantasia di titolista, usasse spesso variare il nome di un suo compositore e collaboratore con un appellativo d’arte. Già Vittorio Carrara amava firmarsi “Vito da Bondo” quando componeva ma gli piaceva chiamare “Padre Rico da Castiglione” il buon Caudana. Rico era il nomignolo abbreviato di Federico e Castiglione indicava il paese natale del musicista, originario di Castiglione Torinese, dove Caudana nacque il 4 dicembre 1878. A Caudana aveva regalato un altro pseudonimo “per solutori più che abili” in enigmistica:”Fra Decio da Cunea”, esatto anagramma del musicista. Luigi Picchi era “Padre Luigi da Sairano”, anche qui indicando la casa natale del compositore situata a 11 chilometri da Pavia, “nel territorio storico della Lomellina”, come scrive Alessandro Picchi nella biografia di suo padre. “Pietro Bendoso” era la spagnoleggiante etichetta di Benedetto Doff-Sotta (1899-1869) ricavata dalle sigle iniziali del nome e cognome di questo collaboratore di Casa Carrara e organista alla Prepositurale di Treviglio. “Felice Carvini” era lo pseudonimo di Carrara Vinicio (Car-Vini). “Felice” perché era il secondo nome dell’editore succeduto al fondatore. Appare spesso nelle pagine della casa musicale la dizione “Anonimo” dove a volte è nascosto Luciano Migliavacca con il suo “Brilla una luce in cielo”. Gli fu poi restituita la paternità del pezzo vista la rapida diffusione del brano e la richiesta degli utenti sulla fonte del medesimo. Ma i lettori attenti sapranno scoprire altre pagine di Migliavacca sotto il marchio “Anonimo”. Hodder sta in Olanda e ogni tanto scrive un pezzo. Anche chi firma questa voce è entrato nel “gioco degli pseudonimi” di Casa Carrara. (Vencelius)

(1629 ca. – 1684)

Anche Hoffer. Nato nei presi di Salisburgo, fu maestro di cappella del duomo nella sua città natale prima della gestione Biber. Dalle sue composizioni si evincono i primi segni del linguaggio barocco salisburghese soprattutto nelle messe e nella mottettistica accompagnata da compagini strumentali dove diviene usuale l’uso di archi, trombe, cornetti sostenuti dall’ organo in continuo. Scrisse opere didattiche andate purtroppo perdute.

(Miskolc, 1891 – ivi, 1982)

Musicista ungherese allievo di Zoltan Kodaly. E’ autore di una larga raccolta di pezzi per organo prevalentemente destinati alla liturgia. Casa Carrara ospitò nelle sue storiche riviste del ‘900 molti brani di questo autore in cui si ravvisano le qualità di innovatore e ricercatore di nuove soluzioni armoniche e un disegno costruttivo di nobile conduzione. Esistono anche pagine organistiche di più ampia concezione sotto forma di suites.

(Andriano, Bolzano)

Ha studiato all’Accademia di Musica a Vienna e a quella di Stoccarda,
si è diplomato in Composizione con Andrea Ma scagni (nipote dell’autore di “Cavalleria rusticana”) presso il Conservatorio di Bolzano. E’ autore di musica sacra con una speciale attenzione alla forma della messa. Ha scritto “Messa in onore di Elisabetta di Turingia” (pubblicata ad Ausburg in tedesco), “Messa in onore di S.Tommaso d’Aquino” (Innsbuck, in latino), altre messe, magnificat, mottetti e un “Cantico delle creature”

(Rosenthal 2-II-1714; Dresda, 2-VI-1785)

La sue musica organistica deriva dall’esperienza e dall’ascolto dell’opera bachiana al punto che alcuni brani organistici sono di incerta attribuzione tra i due musicisti. Ma anche le sue cantate ecclesiastiche (180), i mottetti (60) e gli oratori (11), vivono del rigore contrappuntistico del Kantor di Lipsia. In quella città Homilius studia diritto prima di dedicarsi alla composizione e all’organo della Frauenkirche prima e della Kreuzkirche poi, in  Dresda dove è titolare e direttore artistico per tutta l’attività musicale delle chiese cittadine. Musicista che meriterebbe una autentica rivalutazione soprattutto nell’illustrazione dei suoi preludi corali organistici dove dalla tecnica del trio, alla cantabilità del registro solista, alla potenza del ripieno, egli ripercorre la severità creativa del dettato di Bach. Suonare per credere. (gnv)
(1868-1928)

Compositore ed organista belga, nato ad Audenarde, compì i suoi studi al Conservatoire Royal de Gand, dove riportò i primi premi per contrappunto e fuga e per l’esecuzione all’organo. Chiamato in diverse chiese come titolare e maestro di cappella, approda nel 1902 al conservatorio di Anversa per la cattedra d’organo. Lascia opere per il suo strumento: Tema e variazioni in mi bemolle, Corale in Si minore, Cantilena, Fuga in sol minore, Due pezzi in forma di sonaya, e altro.
(1854-1921)
Studente di successo e vincitore di molti premi di composizione, ebbe in sorte di essere l’assistente e collaboratore di Wagner a Bayreuth. Fu docente di composizione a Barcellona in conservatorio, redattore della casa editrice Schott’s di Magonza, critico musicale del “Frankfurter Zeitung” e compilatore di  fortunati volumi di canti popolari e di canti per i bambini da lui curati e arrangiati. Ebbe l’indipendenza economica grazie allo straordinario successo della sua opera “Hansel und Gretel” la cui prima rappresentazione avvenne sotto la guida di Richard Strass il 23 dicembre 1893.
(Stabroeck, 8/8/1911-Pittisburg, 3/1/1973)

Organista e compositore. Nasce in Belgio dove studia all’ Istituto Lemmens iniziando poi l’attività di organista in Antwerpen. Si trasferisce negli Stati Uniti nel 1951 a Rochester e, in seguito, a Pittisburg dove diviene organista e maestro di cappella “at Church off the Sacred Heart”, posto che ricoprirà dal 1960 al 1971. Scrisse molto per la musica sacra: corali, preludi e fughe, una passacaglia su tema originale, anche grandi pagine per organo come le sue “sinfonie” per la tastiera organistica. Molti sono anche i mottetti e le messe da due a quattro voci (alcune destinate alla coralità virile), Interessante la cantata “Jubileum” per quattro voci, harmonium e pianoforte. Si cimentò anche nella musica cameristica con brani per strumento e pianoforte.