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(Schelklingen, 15-VI-1825; Biberach and der Riss, 4-VIII-1887)
Altro musicista della schiera dei ceciliani tedeschi. Avviato alla musica dal padre, da piccolo suonava il violino. Al conservatorio di Stoccarda si specializzò in organo e si trasferì, dopo gli studi, a Biberach and der Riss dove iniziò la sua attività di organista della comunità cittadina. Era titolare alla Chiesa di San Martino che ancora oggi decora col suo massiccio campanile la cittadina tedesca. Animatore dei congressi ceciliani, fondatore di scuole intitolate alla santa protettrice dei musicisti, direttore di cori maschili e misti,  lascia molte opere dalla tipica scrittura quadrata che tanto piaceva ai musicisti di Ratisbona: messe, vespri e inni formano l’ossatura del suo catalo insieme a qualche pagina d’organo di trascurabile importanza.
(Oberndorf, 1877 – Lispsia. 1933)

Successore di Reger alla cattedra di composizione al conservatorio di Lipsia. Iniziò da giovane la sua attività di concertista d’organo e di  armonio. La sua produzione come compositore fu seguita sempre con grande interesse da Straube e da Busoni. Dopo un inizio di radicalismo moderno, si rifece alle forme classiche e agli ideali del barocco senza rinunciare ad un colorismo di vena impressionistica. Le composizioni per armonio comprendono 22 numeri d’opus. Più ricco il catalogo organistico dove albergano tutte le forme fondamentali per che scrive per lo strumento: non mancano i corali nelle più svariate impostazioni, la forma della passacaglia, della fantasia e fuga, delle variazioni su tema, le improvvisazioni, interludi e postludi dal variegato aspetto cromatico, pezzi da concerto su temi gregoriani e i pezzi modali.
(Ostermondra, 14-II-1679; Merseburg, 24-II-1735)
La raccolta dei suoi corali organistici mostra la buona scuola da cui proveniva e si intuisce il lavoro fatto con i suoi maestri Buttsted per l’organo e Alberti per la composizione. Svolse il suo lavoro, per tutta la vita, a  Merseburg dove fu titolare all’organo e direttore della cappella di corte. Un solo viaggio ma molto importante ci viene segnalato dalle cronache del tempo quando viene chiamato nel 1722 per concorrere al cantorato della Thomaskirche. Quel posto lo vinse Bach ma già sapere che come musicista veniva considerato all’altezza di confrontarsi con Sebastian, ci fa comprendere come fossero valutate le sue composizioni e la sua tecnica esecutiva. Oltre ai corali, molto noti e apprezzati dagli organisti di raffinata cultura, ci rimane un suo oratorio, quattro cantate sacre e alcuni testi di didattica.
(S.Pietroburgo,28-X-1871; Parigi, 2-II-1940)

Sua moglie fu Sofia Gladkaya (Kedrova) (1875-1965), una cantante del Teatro Mariinsky. Sua figlia fu l'attrice Lila Kedrova e suo figlio Nikolay Kedrov Junior.
Dopo aver completato il corso per direttore di coro alla Cappella della Corte Imperiale, diresse un coro di debuttanti nella libera scuola di musica Mily Balakirev.
Dal 1894 al 1897 studiò canto al Conservatorio di S.Pietroburgo, dove si diplomò e divenne un baritono d'opera e si unì al Moscow Private Opera. Si esibì in vari teatri, incluso il Bolshoi e il Mariinsky.
Nel 1897 istituì un quartetto di voci maschili (Saint Petersburg Russian vocal quartet). Il loro primo concerto fu tenuto nel 1898 al Conservatorio di S. Pietroburgo. Il repertorio del quartetto includeva canzoni popolari russe, ballate ed opere, poi gradualmente si trasformò in musica liturgica.
Nel 1917, Kedrov fu nominato professore al Conservatorio di S. Pietroburgo.
Qualche tempo dopo la Rivoluzione d'Ottobre, nel 1922, la famiglia emigrò dalla Russia e visse a Berlino. Nel 1928 si spostò in Francia dove insegnò al Conservatorio di Parigi.
Nel 1922 compose il suo brano di maggior successo, il Padre Nostro (Oche Nash), che divenne presto il brano di riferimento di molti cori della Chiesa Russa Ortodossa. Alla sua morte, fu sepolto nel cimitero russo di Sainte-Geneviève-des-Bois.
(Mechelen, 17-IV-1911; Springfield, 30-VII-1984)
Organista belga poi naturalizzato statunitense. Ascoltando Flor Peeters e Joseph Bonnet scelse la via della musica organistica studiando in Belgio all’Istituto Lemmens. Ma non mancarono gli approfondimenti di pianoforte e di musica da camera. Si diploma con distinzione a Bruxelles nel 1932 e ricopre il posto di organista titolare alla chiesa di San Pietro a Mechelen, la sua città natale. Prima della Seconda Guerra Mondiale approfondisce a Berlino gli studi di composizione, di direzione corale e di direzione d’orchestra. Alla fine del conflitto emigra negli Stati uniti dove fu organista in Santa Maria di Toledo in Ohio prima di trasferirsi a Springfield nel 1960 come titolare all’organo del Santissimo Sacramento. Concertista di successo, docente allo Springfield College, scrive messe per coro e organo, pagine organistiche di grande spessore per la liturgia e per il concertismo organistico ed elabora lavori come “carilloneur”, un’altra delle sue passioni musicali.
(Adorf, 9/4/1627 . Monaco, 13/2/1693)

Era bravo nella musica e il padre, anch’egli organista, con l’aiuto dell’arciduca Leopoldo Guglielmo, lo inviò a studiare a Roma con Carissimi e forse con lo stesso Frescobaldi. Partì protestante e tornò cattolico, perché a Roma a meta ‘600, ti potevi aspettare o di stabilirti là  e ingrassare, o di prendere una malattia perigliosa, o di convertirti perché davanti a certa musica come fai a non inchinarti alla grandezza della chiesa papalina? Così arrivò a Vienna (1673) per farsi apprezzare in S.Stefano e, tornato a Monaco, ebbe allievi che poi avrebbero significato qualcosa nella storia della musica (c’è che vocifera di Pachelbel e Fux…). Compose la “Modulatio organica”, una collezione di musica organistica sopra gli otto toni del Magnificat, 56 versetti preziosi per stile e sintesi d’arte. Importante anche la collana cembalistica, i richiami descrittivi con variazioni sopra il  “cucù”, la ciaccona o la battaglia. Qualche toccata è variamente attribuita a lui o all’amico Poglietti. Lavorarono gomito a gomito alla corte viennese collaborando e stimandosi. Caso raro in un ambiente dove il concorrente si disprezza. Sicuramente sua la “Missa Superba” per voci o strumenti. Già il titolo illustra la possanza e la caratura della scrittura strumentale. Haendel la lesse con attenzione. Bach ci mise la mani per rimaneggiarla….(gnv)
(Norimberga, 29-III-1616; ivi, 14-IV-1655)

La sua formazione avvenne in Italia alla scuola di musicisti veneziani. Non abbiamo certezze se studiò alla cattedra di Monteverdi o di Cavalli). Tornato alla sua città natale, divenne l’anima della musica in Norimberga, come organista di S.Egidio e come maestro di una intera generazione di musicisti che porterà all’avvento di Pachelbel come protagonista della musica dalla tribuna sebaldina. Le influenze veneziane sono ravvisabili nella condotta dei mottetti accompagnati dagli strumenti , nelle musiche di circostanza (molte le pagine dedicate ai consiglieri di diverse città: Breslavia, Francoforte, Amburgo, Ratisbona), nei dialoghi vocali e nelle “cantiones”. Agli organisti è nota la sua opera di chiaro impianto contrappuntistico intitolata “Harmonia organica” strutturata su 25 fughe di chiara dottrina combinatoria.
(Saalfeld, 24-IV-1721; Berlino, 27-VII-1783)
Pare sia stato allievo di Bach per almeno due anni. E’ invece sicuro che ne fu seguace, sostenitore e ammiratore. Uscito dalla scuola di Kellner e Gerber, fu un grande teorico del suo tempo: sono note le accese controversie con Marpurg a proposito della determinazione della dissonanza.
Gli dobbiamo la sistemazione e la raccolta di composizioni bachiane per la biblioteca di Anna Amalia di Prussia comprendente la partitura autografa dei Concerti Brandeburghesi. Con pazienza si occupò della raccolta e della pubblicazione dei 371 corali armonizzati da Bach che ancora adesso sono d’obbligo in ogni biblioteca che si rispetti. Fu più rigido e meno capace come compositore, forse limitato dalla sovrastruttura mentale di teorico. I contemporanei lo bollavano di freddezza e di aridità. Un po’ troppo severi?
(Padova, 1972)

Si è diplomato in pianoforte presso il Conservatorio “Benedetto Marcello” di Venezia sotto la guida della Prof.ssa L:Ruffin, in Musica Corale e Direzione di Coro presso il Conservatorio “F:Vanezze” di Rovigo studiando con la Prof.ssa Malavasi e in Composizione con il M° G.Pressato presso lo stesso Conservatorio. Ha inoltre studiato organo e canto gregoriano con il M° G:Feltrin.
Ha tenuto numerosi concerti, collaborando con orchestre, con Enti Lirici e con formazioni cameristiche, alternandosi al pianoforte, al clavicembalo, all’organo e come direttore di Coro. Nel 1993 come pianista ha conseguito per due anni di seguito la borsa di studio “Nella Razzi”. Nel 1996 in duo pianistico ha vinto il secondo premio (primo non assegnato) nel concorso pianistico nazionale Città di Ravenna.
Nel gennaio 2000 ha debuttato al Teatro Sociale di Rovigo, come compositore e direttore con la sua Opera breve in un prologo e tre quadri “La villeggiatura in panchina”, liberamente ispirata all’omonimo racconto di Italo Calvino.
Ora è direttore del Coro “Mortalis Satis” di Maserà di Padova con il quale ha partecipato a numerosi concerti e rassegne.
(Erfurt, 18/2/1732 – ivi, 17/4/1809)

Allievo di Bach negli ultimi due anni della vita del grande Kantor. Bach aveva per lui una particolare predilezione e Kittel  la ricambiò adottando lo stile contrappuntistico del suo maestro soprattutto nelle fughette e nei piccoli corali che ben si adattavano alla liturgia luterana che, in Erfurt, egli proponeva prima alla Barfussekirche e poi alla Predigerkirche a partire dal 1762. Fu fedele al suo ruolo e alla sua città. Dava concerti e persino Goethe si muoveva per ascoltarlo. Bravo anche come didatta: con lui crebbero Rick, Umbreit e Michael Gottard Fischer, tutti compositori che si dimostrarono, attraverso Kittel, le ultimi propaggini dello stili bachiano più osservato. Nella maturità si avvicinò ad uno stile più galante ma adattandolo ai primi pianoforti e avvicinandosi  al nuovo gusto viennese che si faceva largo in Europa. La sua radice non fu comunque mai messa in discussione. Nei suoi ultimi anni stese una scuola “pratica” per gli organisti che consolidava l’approccio allo strumento secondo le regole del suo inimitabile maestro.
(Chynorany (Slovacchia) 28-IV-1929; Firenze 27-II-2012)

Vero figlio di Don Bosco, il salesiano Don Stanislao Kmotorka è ordinato sacerdote il 1° luglio del 1956 da Mons. Paolo Rostagno, Vescovo di Ivrea. Nel 1957 viene inviato a Firenze dove opera prima nell’Istituto Diocesano di Musica Sacra, poi nella Parrocchia “Sacra Famiglia”. Nella sua lunga permanenza fiorentina, Don Stanislao mise a frutto le sue doti musicali. Nel 1963 si abilitò all’insegnamento a Bologna, diplomandosi in Musica e Canto corale a Firenze. Nel 1967, sempre a Firenze, conseguì il diploma di Strumentazione per banda e si perfezionò in Didattica della musica, Direzione di coro e Composizione corale. Dal 1972 al 1999 fu docente al Conservatorio “L.Cherubini” di Firenze. Sempre disponibile, non si sottraeva mai alla fatica, pronto ad accogliere chiunque avesse bisogno del suo aiuto e della sua parola. Innamorato della musica, trasmetteva questa sua passione alla tastiera dell’organo e con il canto, prestando il quotidiano servizio liturgico con gioiosa maestria.
Il suo corpus compositivo è pubblicato dalle Edizioni Carrara.
(Biberach, Wurttemberg, 30/9/1752 – ivi, 1/12/1817)

Organista e teorico, fu legato per tutta la vita alla suo borgo natale. Se si eccettuano due anni trascorsi  a Stoccarda (1806-1808) in qualità di secondo maestro di cappella nella corte di quella città, il flusso della sua attività musicale si svolse nell’ambiente di Biberach come docente, organizzatore di concerti, animatore e collaboratore del teatro cittadino.
Scrisse un metodo per organo, insieme a fughe, preludi e brani per lo strumento su cui eccelleva come esecutore. Ma si ricordano opere teatrali, musica da camera, canti per il culto tra cui una raccolta di canti evangelici per il Wurttemberg che si rese così popolare da essere adottata anche in Baviera.
(Kecskmet, 16/12/1882 – Budapest, 6/3/1967)

Certamente moltissimi cori hanno in repertorio il suo “Veni, Veni Emmanuel”, o le poche ma celeberrime note dello “Stabat Mater” per quattro voci a cappella. Dietro, oltre a pagine per coro e orchestra e a composizioni strumentali, ci sta un mondo di etnomusicologia e di didattica di altissimo profilo. Laureato in filosofia e linguistica, studiò a Parigi con Widor. La sua ricerca sui canti tradizionali ungheresi, svolta sul campo, preparò decine di pubblicazioni che gli meritarono il ruolo di professore dell’Accademia Musicale di Budapest e un ruolo fondamentale, non solo nel suo paese, relativo alla didattica che si risolse in un “Metodo Kodaly”. Da ascoltare il suo “Psalmus Hungaricus” e la sua “Missa Brevis” per soli, coro, orchestra e organo.
(Straubing, 5-I-1924; Metten, 13-II-1907)
Al secolo Josef. Monaco benedettino bavarese, educato nell’atmosfera della riforma musicale di Ratisbona, visse nell’abbazia di Metten, uno dei capolavori della architettura e dell’arte barocca bavarese. Musicologo, storico della musica, direttore di coro e compositore, il suo nome appare nei primi convegni internazionali del movimento ceciliano come studioso e promotore della nuova musica sacra. Scisse molto per coro, soprattutto per le voci bianche dei “pueri cantores” del tempo. Le sue messe furono pubblicate dagli editori tedeschi di fine ‘880 insieme a una sua cantata per coro e piccola orchestra. Più rare e quindi più preziose alcune sue composizioni per organo rintracciabili nelle pagine di Casa Carrara e scritte in stile severo.
(Groebnig, 12-V-1821; Breslau, 27-VII-!897)
Bisogna avere lo spirito dell’esploratore per ripercorrere le vestigia di un onesto organista di chiesa, nato in un paese della Slesia, che aveva la passione per lo spirito ceciliano.
E che altro poteva fare un insegnante di musica in un seminario (ci insegnò dal 1869 al 1896, un anno primo di morire...)?... Fondare una Società musicale intitolata a Santa Cecilia, naturalmente, innescando anche in Germania quel senso di semplificazione formale dove non si capisce mai troppo bene se la giustificazione stilistica nasconda la povertà musicale e l’aridità di idee. Dilemma che perseguita anche i musicologi italiani quando affrontano la materia post Motu Proprio.  Dando la buona fede al musicista tedeaco e visto che qualche preludio di Kothe lo si può serenamente suonare senza sussulti ideologici, l’esecutore potrà incontrare i classici brani sugli otto toni ecclesiastici o brani vocali per voci d’uomo poiché il seminario non poteva certamente offrire al compositore esecuzioni a voci dispari...Onore all’onesto musicista. (vencelius)
(Norimberga, 1-I-1652; Zittau, 18-VII-1735)

La sua città natale gli fece respirare l’aria e la musica che spargeva
Johann Pachelbel e alcuni storici della musica lo apparentano per levatura  a quel maestro. Purtroppo grandissima parte della musica destinata al cembalo e all’organo è andata perduta e con essa la visione della grande capacità combinatoria nel contrappunto che era segno distintivo della suo modulo compositivo. Fanciullo cantore alla Sebalduskirche e allievo di Wecker, si trasferì, dopo un periodo a Bayreuth e a Greiz, a Zittau dove rimase dal 1682 alla fine dei suoi giorni. In quella cittè era “Director Chori Musici” e organista della chiesa di San Giovanni. Amato particolarmente da Haendel, si cimentò anche nel profano con pagine dal pronunciato accento melodico a servizio di testi spesso satirici e irriverenti. L’anima dell’autore sacro è comunque predominante: oltre alle pagine d’organo, gli sono attribuite messe, magnificat e una ponderosa produzione di 180 cantate sacre da una a più voci con l’ausilio strumentale.
(Chotec, Boemia, 5-III-1751; Praga, 18-II-1829)

Impossibile, suonando alcune sue pagine, siano esse brillanti o meditative, giocose o pastorali, non riconoscere il segno di Mozart nelle idee, nel  melodismo e nelle armonie vicinissime al modello del grande viennese. Allievo di Seeger, fu organista in S.Enrico a Praga nel 1772 e poi nel monastero di Strahov. Chi volesse approfondire la figura di questo singolare musicista, sappia che ci sono tre concerti per organo e orchestra, fantasie, preludi e fughe, pezzi vari per organo, oggi accessibili. Elaboratore delle opere di Mozart più note (quelle sui libretti di Da Ponte che a Praga furoreggiavano molto più che a Vienna) era un abile esecutore alla “glasharmonika” e si cimentava anche col mandolino per il quale lascia anche alcune composizioni. Dal 1792 al 1800 fu il direttore della Opera Italiana a Praga. (gnv)
Nacque a Oldisleben, in Turingia, il 20 dicembre 1809; destinato allo studio della Teologia, entrò a 19 anni al Ginnasio di Weimar, per poi studiare per tre anni composizione con J. Ch. H. Rinck a Darmstadt.
Intraprese la carriera di concertista, ma una paralisi alla mano sinistra gli impedì di proseguire.
Tornò a Weimar quale insegnante di musica, e poi a Eisenach quale docente al Seminario, dove poi fu nominato Musikdirector e alla fine Professore.
Morì a Eisenach il10 gennaio 1858.
Kühmstedt compose Oratori (quali “Auferstehung” e “Triumph des Göttlichen”), una Messa a 4 voci e orchestra, Mottetti, Lieder, pezzi per pianoforte; la sua produzione più cospicua fu comunque indirizzata alle composizioni organistiche, tra cui “Gradus ad Parnassum” op.4, 25 Orgelvorspiele op.5, “Kunst der Vorspiels” op.6, “4 Fugen als Nachspiele” op.18, “Grosse Doppoelfuge” op 28, Fantasia Eroica op.29, Sonata in C op.38, Sonata in a op.40,  III Oreglsonata op.41, Fantasia in f op.47, Sonata in G op.49.
A queste opere si affianca una numerosa serie di brani di spiccato taglio liturgico o didattico, comprendenti Preludi , Corali ed una “Theoretich-praktische Harmonie” pubblicata nel 1838.
(Geising, 1660 – Lipsia, 1722)

Erudito, filosofo, esperto di diritto. Ha fatto anche l’organista a Lispsia scrivendo per San Tommaso qualche cantata, musica d’organo e molto per il cembalo (a casa sua). Sono note le sue “Sonate Bibliche” concepite come musica descrittiva legata agli episodi del popolo di Dio alle prese con le guerre, con i canti di vittoria, con quelli epitalamici legati all’amore e ai matrimoni e agli sposi amorosi e contenti. Qualcuno scrisse che si può sopravvivere anche senza ascoltare tutte le sonate di Kuhnau ma la sua musica rimane un bell’esempio di paesaggismo sonoro che influenzò altre sperimentazioni onomatopeiche a partire dalle tante pagine col canto del cuculo che da lì in poi seguirono. Se qualcuno non sa cosa fare la sera potrà leggersi il suo “Jura circa musicos eccleasiasticos” del 1688 o il “Musicus magnanimus” del 1691. Per la gioia dei suoi studenti era il responsabile dei corsi musicali della università lipsiense a partire dal primo ‘700. (gnv)