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(Zywiec, Galizia, 20/12/1852 – Tarnow, Polonia, 1937)

Studiò al seminario di Tarnow approfondendo l’antica polifonia e osservando l’evolversi della nuova musica sacra. Viaggiò, per questo: Vienna, Monaco, Berlino, Ratisbona dove si andava sviluppando la produzione proveniente dalla Scuola di Musica Sacra. Tornato in patria fu maestro di cappella al seminario di Tarnow, canonico della cattedrale e per moltissimi anni anima del cecilianesimo polacco di cui fu ardente propagandista. Scrisse moltissimo, per il coro e per l’organo. Messe e mottetti insieme a numerose raccolte strumentali: 52 preludi per organo op.5, altri 52 dell’op.7, Invenzioni a 3 e 4 voci, “Breviloquia Organaria”, op.56, Preludi sulle melodie natalizie polacche, “Parafrasi su Veni Creator” e “Parafrasi su “O filii e filiae”, e molto altro.
Attivo all'inizio del secolo scorso sul Lago Maggiore dove prestava  servizio di organista e direttore di coro, componendo anche per coro e orchestra  quando le esigenze di una grande festività lo consentissero.
(Erfurt 18-IX-1684, Weimar 23-III-1748)
Fu organista nella chiesa di S. Tommaso a Erfurt e successivamente nella città di Weimar, dove strinse amicizia con Bach, di cui era lontano parente. Apprezzatissimo compositore, abilissimo contrappuntista, si dedicò soprattutto alla elaborazione organistica di corali e di concerti italiani. Parte della sua fama la deve anche al fatto di essere autore del primo dizionario musicale tedesco.
Anche “Vanhal”. Boemo. I biografi dicono “depresso”. Ma dalle sue sinfonie ricche di temi e di brillantezza orchestrale (si ascolti quella in Do maggiore…) si direbbe che era un uomo orientato al sorriso e all’eleganza. Nel suo tempo era famoso e apprezzato. Haydn eseguiva le sue opere strumentali e vocali. Il catalogo è vasto: sinfonie (81!), concerti, musica da camera, brani per la tastiera, messe (58!).  Suonava musica da camera con Mozart, Haydn e Dittersdorf. Sarà stato certo un bel sentire. A Vienna faceva l’insegnante, occupazione che gli piaceva e gli consentiva una vita tranquilla. Chi sfoglia le pagine dei suoi preludi e fughe troverà qualche pagina non sempre all’altezza così come individuerà sicuramente qualche fuga di robusta concezione soddisfacente al tocco. Ma se vorrà addentrarsi nella produzione organistica, farà bene a tener conto di raccolte con “24 Cadenze in tutte le Tonalità” (1803), quattro raccolte di “Sechs Fugen”, tre raccolte di “Sei Sonate”, due “Concerti per organo o cembalo con 2 violini e basso”, altre “24 Cadenze e Preludi”, (1806), raccolte di preambula, sonatine e capricci, Non male per un depresso. (gnv)
(Eutin, 1786-Londra, 1826)

Irrequietezze romantiche, spirito faustianamente acceso, attività piena e multiforme. Le sue composizioni pianistiche rimangono in repertorio rispondendo alle esigenze della brillantezza tastieristica e dell’ostentazione virtuosistica quasi necessari nei salotti di primo ‘800. Gli atteggiamenti più autenticamente romantici si esplicano nelle opere teatrali e segnatamente in quelle della maturità: “Il franco cacciatore” (1821), “Euryanthe” (1823), dal libretto mediocre ma dalla ricca tavolozza musicale, “Oberon” (1826), lavoro commissionato dal Covent Garden Garden Opera House di Londra.
Non ne assaporò il successo. Minato dalla tubercolosi morì in Inghilterra.
Ci volle l’intervento di Wagner per riportarlo a casa, nel cimitero di Dresda, dopo quasi vent’anni.
(Norimberga, 2-IV-1632; ivi, 20-IV-1695)

Fu un organista  “presenzialista” in Norimberga, lavorando in più chiese. Suonò infatti in St. Wallburg, alla Frauenchirke, in St. Aegidien dove era il secondo del suo maestro Kindermann del quale, nel 1658, prese il posto. Infine la nomina in S.Se baldo al cui organo sedette, dopo di lui, l’allevo migliore e più fantasioso: Johann Pachelbel. Di Wecker rimangono pochi fogli di musica: qualche cantata, arie e lieder, e pochissima musica per tastiera tra cui una fuga per organo in modo dorico.
(Niederdorla, 1616 ca.; Amburgo, 1674)

Variazioni, preludi corali, toccate e canzoni per il clavicembalo di stile italiano, suites di sapore francese, opere vocali di carattere sacro e sonate a 3 o 4 strumenti. Questo l’orizzonte compositivom di un autore cresciuto alla scuola di Schuetz a Dresda e di Praetorius ad Amburgo. Amico di Froberger con il quale ebbe fitta corrispondenza, fu organista titolare alla Jakobkirche di Amburgo a partire dal 1655 fino alla sua morte. Fu il fondatore di un importante “ensemble” musicale denominato il “Collegium Musicum”.
(Oudenarde, 1440 ca.- ?, 1518)
Fiammingo, allievo di Ockeghem, fu a Milano dove le sue composizioni furono addolcite, rispetto al nordico accento della sua scuola, dalla vicinanza artistica con Josquin e Franchino Gaffurio che avevano iniziato il loro processo di umanizzazione del dettato musicale puntando, più che sull’artificio contrappuntistico delle voci, sulla comunicazione della pagina polifonica e sulla valorizzazione del testo. Fu maestro di cappella in S.Gottardo a Milano e direttore della cappella di Galeazzo Maria Sforza, nel 1471. Lo ritroviamo poi a Roma come cantore della cappella papale fino al 1489. Rientrato a Milano lavorò per Ludovico il Moro prima di rientrare ancora una volta a Roma facendo poi perdere storicamente notizie di sé. Chi avvicina uno dei mottetti del compositore fiammingo, potrà, nell’esecuzione, gustare l’austera condotta delle parti addolcita spesso da incisi melodici di umanissima poesia religiosa. (gnv)

(Bratislava, 12-X-1686; Dresda, 16-X-1750)

Sylvius Leopold Weiss discendeva da una famiglia di liutisti. Ricevette la sua istruzione nel liuto dal padre Johann Jacob Weiss. Entrò nel 1708 al servizio del Conte Carlo Filippo del Palatinato, iniziando a comporre musica per liuto. Successivamente entrò a servizio del principe polacco Alexander Sobieski, con il quale si trattenne alcuni anni in Italia entrando in contatto con Alessandro e Domenico Scarlatti ed altri compositori italiani del tempo. Nel 1715, alla morte del principe Sobieski, ritornò in Germania al servizio di Carlo Filippo del Palatinato. Nel 1717 risulta membro della cappella della corte di Sassonia a Dresda, di cui divenne nel tempo il musicista di spicco con il più alto stipendio.

(Bristol, 1766-Londra, 1837)

Talento del classicismo inglese. Sapeva di violino e di organo. Lo zio paterno, John, era stato  il fondatore della chiesa metodista inglese e suo padre, Charles, era il compositore riconosciuto degli inni sacri della stessa chiesa. Organista e mottettista, Samuel aveva una scrittura melodicamente efficace e coinvolgente e il Duca di Sussex lo volle come suo primo organista a partire dal 1812. Sposato con Charlotte Louise Martin ebbe tre figli, ma, dotato di vivace temperamento, la lasciò perché  si era innamorato della giovanissima cameriera Sarah Suter. Su questa storia di passione e musica, nel 2001, ci hanno scritto un libro in Inghilterra. Da lei, bella e procace,  ne ebbe sette di figli tra cui il valentissimo musicista Samuel Sebastian. Iniziato alla Massoneria scrisse musiche per la sua loggia come era consuetudine di chi aderiva alle “tornate” segrete dei fratelli londinesi. Nonostante una vita vissuta nel mare in tempesta, si meritò una degna e quasi santificata sepoltura nella chiesa di Saint Marylebone Old Pasrish. (gnv)

(Londra, 1810 – Gloucester, 1876)

Figlio (naturale) di tanto padre che gli diede il suo stesso nome aggiungendo un “Sebastian” così che il ragazzo sapesse che cosa doveva fare da grande. E così accadde. Organista impeccabile, esecutore bachiano, studioso della liturgia anglicana e compositore  eccellente per il culto. Fu titolare a St. James a Londra (1826/1832), a Hereford (1832/1835), a Exeter (1835/1842), a Leeds (1842/1849) e infine alla Cattedrale di Winchester dal 1849 fino alla morte.

(1490-1562)

Fiammingo di nascita (probabilmente Bruges) ma italiano d’adozione. Dopo i servigi resi ad Ippolito d’Este e al duca Alfonso a Ferrara, fu nominato maestro di cappella in S.Marco a Venezia dove rimase fino alla morte. E’ da considerarsi uno dei più importanti polifonisti della storia della musica. Sua la tecnica dei cori battenti con due sezioni corali che si contrappongono antifonalmente dalle tribune di S. Marco con effetti stereofonici. 8 messe, 50 salmi, circa 150 mottetti, 60 canzoni e 70 madrigali, strutturano il corpus compositivo di “Adriano Cantore”. Tra i suoi allievi: De Rore, Zarlino, Porta e i due Gabrieli.

(Walderbach, Palatinato, 9-II-1834 – Landshut, 2-XII-1888)

Sacerdote e musicista, fu cantore del Duomo di Ratisbona. Egli rappresenta la figura cardine del nascente movimento ceciliano tedesco. Le sue composizioni di chiarissima ispirazione palestriniana mostrano i limiti di questo processo imitativo oltre ad un eccesso di autocontrollo tipico della cultura ceciliana. Lascia un considerevole numero di messe e di canti per la liturgia. Sua una piccola cantata a carattere religioso dal titolo “Pergolese”.
 
(Blakbrurn, 24/2/1865 – Londra, 23/7/1931)

Ha un catalogo composito tra musica strumentale, liriche, sonate e pezzi per pianoforte, musica da camera e musica sacra per la liturgia anglicana. Ma fu essenzialmente un organista e lascia un centinaio di brani di varia estensione e destinazione per l’organo a canne. Era cieco dalla nascita e studiò al Collegio per Ciechi di Worcester, diplomandosi poi ad Oxford nel 1887. Fu organista titolare a St. Paul, nella sua città natale. Poi a Londra, prima alla King’s Weigh House Church e dal 1926 alla chiesa di All Saints’ di St. Jhon’s Wood.