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ALLEGRI Gregorio
(Roma, 1582; ivi, 1652)

Gli è bastato un “Miserere” per passare alla storia. Un solo brano.
Infatti chi canta più la sua messa “In lectulo meo”? O le sue “Lamentationes”? Ci ha pensato Mozart a consegnarlo ai posteri riscrivendo a memoria il suo brano più noto che decorava gli uffici della settimana santa in S. Pietro. Una vita da cantore sotto la protezione di Urbano VIII e due anni come maestro “pro tempore” alla Cappella Sistina, dal 1650 al 1652, anno della sua morte caduta alla tre antimeridiane del 17 febbraio di quell’anno.
Era stato educato in casa dei fratelli Nanino dove albergavano fanciulli cantori che sarebbero diventati maestri di valore come Antonio Cifra, Simone Huguet e forse Orazio Benevoli. Le esecuzioni del suo “Miserere”, soggette a variazioni, diminuzioni, cadenze ed effetti espressivi, rimasero il sigillo della sua fortuna e della memoria dei posteri a fronte di una vita invero modesta e ricordata per una “singolar bontà di costumi”.