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BERLIOZ Hector
(La- Còte-St-André, Isère, 9-III-1803; Parigi, 8-III-1869)

Doveva fare il medico, almeno secondo il padre che già esercitava. Finì per fare il musicista e forse è meglio così. Con il carattere e il temperamento che aveva, avrebbe ammazzato più pazienti di quanti non ne sopprima la normale classe medica. Ne uscì un artista contraddittorio anche nella grandezza della sua pagina più riuscita, ne uscì un musicista capace di tenere acceso uno stato di belligeranza con la società e con il club della cultura non solo francese. Schumann non mostra dubbi:”Non sai se definirlo un genio o un avventuriero musicale. Splende come un lampo ma lascia dietro di sé puzza di zolfo. Proclama grandi frasi e verità e subito dopo cade in balbettamenti da scolaro”. Per come si voglia giudicare “La damnation de Faust”, la “Symphonie fantastique” o “L’enfance du Christ”, resta il segno di un innovatore e di un grande orchestratore. Dicevano:”Aveva il genio del colore timbrico e l’amore per le sonorità contrastanti e gli impasti inediti. Se l’armonia qualche volta zoppica, se il senso delle proporzioni lascia a desiderare, la tavolozza dello strumentatore non delude mai”. La sua orchestra “dilatata” seppe influenzare gran parte del fine ‘800, mostrando la via del grande racconto sinfonico, della musica “da raccontare” perché protetta da un testo o da una suggestione letteraria spesso intrigante o spiritualmente sconvolgente. Si apre la via al poema sinfonico che tanto piacque a Liszt. Non bastarono amori sciagurati, alti e bassi economici, applausi e successi insieme a fischi e cadute artistiche, a placare l’animo di questo seducente compositore che resistette sino all’ultimo sulla tolda della vita. Ferdinand Hiller ci ha lasciato una bella descrizione di questo ribelle:”Fronte alta che cala dritta sugli occhi incavati;naso grande, aquilino; labbra sottili e ben disegnate; mento piuttosto breve; enorme chioma rigogliosa di capelli bruni della quale nessun barbiere riesce mai ad aver ragione. Chiunque abbia visto questa testa, non la dimenticherà mai…”. (gnv)