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RICERCA TESTUALE
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CORELLI Arcangelo
(Fusignano, 17-II-1653; Roma, 8-I-1708)

Riposa nel Pantheon a Roma. Giusto così. La sua fama si era sparsa in quello che allora era considerato “l’universo”. Egli era il barocco, era il concerto grosso: si era inventato una forma dialogica basata sull’alternanza dei tempi, sulle sezioni che rispondevano l’una all’altra per finire con il “tutti” che in maniera lussureggiante facevano udire un’armonia spesso venata da ricercatissime dissonanze che lasciavano stupiti la regina di Svezia, gli Ottoboni, i Pamphilj e tutti i mecenati che lo volevano nei loro palazzi. Affrontò anche la sonata per violino e basso continuo lasciando catare lo strumento così come lui solo sapeva fare a quei tempi. Di pubblicato è rimasto poco rispetto alla mole di lavoro svolta dal nostro,  ma non sappiamo dove siano finite pagine e pagine che egli elaborava come base per il suo comporre che era poi finalizzato nel più assoluto perfezionismo prima che andasse ai torchi di stampa. Nei tempi moderni escono manoscritti che alcuni musicologi gli vogliono attribuire. Il più curioso è quello di una fuga a quattro voci rinvenuta a Firenze e firmata da certo Gallario Riccoleno, anagramma di Arcangelo Corelli. Il brano ricorda il tema dell’alleluia haendeliano. Un tocco di mistero sui rapporti con un altro grande artefice del concerto grosso. (gnv)