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DE MACQUE Giovanni
(Valenciennes, 1550 ca. – Napoli, 1614)

Quando nel 1592 sposò una procace napoletana che si chiamava Isabella Tonto, nel contratto c’era scritto anche l’obbligo di rimanere a Napoli per tutto il resto della vita. L’avrà letto, ci auguriamo. Forse pensò:”Non rivedrò più la Francia, dove sono nato…Non rivedrò più  Vienna dove facevo il fanciullo cantore della cappella imperiale….Ma in Italia sto bene…” Tra un pensiero e l’altro si sarà ricordato come lo accolse fraternamente la “Virtuosa compagnia dei musici di Roma”. Lì poteva parlare di musica con  Marenzio, Anerio, i fratelli Nanino, Palestrina (quando non era nelle sue stanze a scrivere…), l’ottimo Ruggero Giovanelli. Nel 1585 passò a Napoli. Aveva bisogno di aria di mare. Anche qui la sorte lo aiutò. Musico di Fabrizio da Venosa che gli affidò le cure del figlio Carlo. Qui fu lui capace di raccogliere attorno a sé un “convivium” di intellettuali e musicisti con i vari Dentice, Rodio, Cerreto, Carrafa, dell’Arpa. Di mestiere fece l’organista all’Annunziata e il maestro di cappella un po’ più tardi. Ma le cose più belle le offrì come madrigalista alle prese con “Canzonette alla romana”, le famose “Napoletane”, i “Madrigaletti. Sembra il menu di un tipico ristorante mediterraneo. Adieu douce France… (gnv)