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DUSSEK Jan Ladislav
(Caslav, 12-II-1760; Saint-Germaine-en-Laye, 20-III-1812)
Chi ha messo le mani sul pianoforte da fanciullo, un paio di sonatine di Dussek le ha dovute “assaggiare”, magari godendo di quella trasparente filigrana sonora che aiutava a far marciare le tenere dita. Dietro al materiale tematico “spesso semplificato ai limiti dell’ovvio” come scrivevano i critici, si celava un compositore versatile, fecondo, e un pianista di grande rilevanza. Aveva cominciato come organista in Olanda, prima di dedicare la sua vita di giramondo all’amato pianoforte. Se avete la pazienza di sfogliare le raccolte d’epoca, troverete sonate pianistiche dove le tenere dita vanno sostituite da tecnica robusta. E anche 16 concerti per pianoforte. Troverete pagine destinate all’arpa. Trattasi di faccende d’amore. Ladislav sposò infatti un’arpista e la figlia da loro nata fu anch’essa arpista. Forse proprio per questa estetica monotematicità le lasciò entrambe, non senza prima aver fatto fallire una casa editrice musicale (la “Corri D.&Co.) messa in piedi con il suocero. Dove c’era una corte difficile, Ladislav era presente (Caterina di Russia). Dove c’era una rivoluzione, Ladislav era presente (quella francese). Nella sua vita è tutto un “riparare” in questa o quella città alla ricerca di insegnamenti e concerti poiché non era uomo da
stabilità a tutti i costi. Eppure, nel marasma esistenziale del compositore, Muzio Clementi diceva che Dussek era fantastico per l’uso del pedale e per il “tocco cantante”. Haydn lo seguiva e lo ascoltava. Godeva di grandissima fama, insomma. Gli editori  ristampavano volentieri le sue composizioni dove in un adagio si poteva leggere:” Con anima e duolo”, “con amore”, “sforzando sottovoce”. Le donne lo amavano e lui le ricambiava. Purché non fossero arpiste... (vencelius)