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GABRIELI Giovanni
(Venezia, 1556 ca. – ivi, 12/8/1612)

Ebbe la buona sorte di frequentare musicisti come Orlando di Lasso, Schutz (suo allievo), Hassler, Aichinger, musicisti fiamminghi e danesi, i migliori compositori italiani,  uomini che guardavano alla tribuna del suo organo in S.Marco, con l’avidità della cultura da prendere e da ridistribuire. Giovanni compose con trasporto e passione per doppio coro e anche per triplo coro. Che si espandesse,dunque,  la musica tra le volte di S.Marco e che si sentisse l’accordo e il dialogo strumentale fino al mare che lambiva la piazza…fino alle gondole di nuova foggia, più snelle e lanciate rispetto a quelle del passato. Tutto si modernizzava. I suoi cori battenti (detti anche cori spezzati), si fondevano con il corredo strumentale e  nascevano con lui le indicazioni dinamiche, la ricerca del timbro e della fusione tra voci e strumenti. Il catalogo pare seguire l’itinerario dello zio Andrea. Ma rispetto a quello si staccano superbe le “Sacrae Syphoniae” da 6 a 15 voci del 1597; e quelle da 6 a 19 voci ( quasi un’ ansia di espandere ancor di più il suono…) pubblicate nel 1615. Le sue intonazioni d’organo si suonano ancor oggi con sommo diletto. Il procedere innovativo, la “separazione” dal clima palestriniano”, l’uso di armonie di contrasto, non gli risparmiarono le critiche di molti contemporanei. Essere arditi porta a condanna. Ma l’inatteso che sgorga dalla sua musica lo avvicina all’inatteso monteverdiano. Due artisti,dunque, che guardavano al futuro. (gnv)