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GLINKA Mikhail
(Novospasskoe, Smolensk, 1/7/1804 – Berlino, 15/2/1857)

Da un articolo del grande critico Fedele D’Amico, apparso in “Italia domani”, Roma, 22 febbraio 1959:” L’opera “La vita per lo zar” segna la data di nascita dell’opera nazionale russa (1836). Non pochi si sono affaticati a vederci due parti: una russa, di grande valore artistico, e un’altra ancora italianizzante, dunque convenzionale e minore. Sempre più ci convinciamo che una simile spartizione si debba alla vecchia polemica in favore del “dramma  musicale” contro “l’opera” e a una interpretazione degli ideali nazionalisti dei “Cinque” postuma ed estremistica. In realtà, è vero che Glinka in Italia imparò molte cose, a cominciare dalla tecnica vocale. Ma a conti fatti l’Italia musicale nella “Vita per lo zar”, fornisce solo punti di partenza: In questo lavoro si incontra caso mai qualche eco di Schubert o di Weber; non una sola pagina si potrebbe attribuire a Bellini, a Donizetti o a Mercadante......In verità la forza di quest’opera è nella sicurezza in cui la tradizione italiana è trasportata a suscitare, d’un colpo solo,  tutte le direzioni in cui si svolgerà l’opera russa. Perchè qui in quasi ogni gesto melodico, , c’è già in nuce sia Musorgskij sia Rimskij Korsakov, c’è Ciaikovskij e Borodin, come fin troppo ovvio. E questa pregnanza storica, ci colpisce con un’immediatezza assoluta, popolare, apodittica. Si capisce benissimo come in patria, la “Vita per lo zar” abbia assunto quasi il valore di un inno nazionale: insieme con il successivo “Ruslan e Ludmilla”, rappresenta nella lingua musicale russa quello che Karamzin e Puskin rappresentano nella vita letteraria”.