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HAENDEL Georg Friedrich
(Halle, 1685 – Londra, 1759)
All’opposto del suo grande coetaneo Bach, ripiegato su un mondo più ricco di risonanze interiori,
Haendel vive con un respiro europeo, cammina con un passo cosmopolita. Viaggia in Italia e ne assapora le fonti musicali più preziose; A ventisei anni è a Londra e vi introduce l’opera italiana. Non contento diventa impresario delle sue opere in concorrenza a teatri rivali sostenuti da maestri di italica scuola. A cinquant’anni un taglia netto con le scene e si dedica  all’oratorio impegnando la sua esperienza drammatica al servizio di quei grandi affreschi biblici che ne consacreranno l’immortalità:”Il Messia” (1742), “Debora”, “Saul”, “Giuda Maccabeo”, Jefte” e decine di altri “dipinti” musicali di impressionante bellezza. La sua sicurezza, la superba convinzione che sono evidenti in tutti i suoi gesti musicali, gli fanno amare le grandi architetture sonore così che spesso il grande protagonista diviene il coro. Haendel scrive per la folla e la varietà e l’equilibrio della sua scrittura corale gli ottengono uno straordinario consenso del pubblico. Anche oggi. (ra)