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LISTZ Franz
(1811- 1886)

Grande musicista dalla realtà umana e musicale complessa. Lo stereotipo è quello dell’atleta del pianoforte, la storicità è quella del grande compositore inventore di una tecnica pianistica pressoché irraggiungibile, inventore del poema sinfonico espresso in tredici opere di spiccata fattura orchestrale, autore di opere sinfonico corali e di musica sacra organistica e vocale. C’è un mondo intorno a quest’uomo il cui ritratto umano è fortemente contraddittorio. Scrissero di lui:” Showman, eroe, colui che inchiodava al loro posto, di muta ammirazione, gli spettatori. Tutto giocava a suo favore: il bell’aspetto, il fascino magnetico, l’energia e la tecnica formidabile, la sonorità senza precedenti e l’opportunismo con cui si prestava a soddisfare nella maniera più cinica, i gusti del pubblico. Possedeva quel quid imponderabile che impone un’atmosfera. Prima di lui i pianisti avevano tenuto le mani vicino alla tastiera e avevano suonato col polso e le dita invece che con il braccio e con la spalla. Egli stabilì una volta per tutte il genere di pianista che fa sfoggio di bravura virtuosistica, il pianista che entra altezzoso in scena, costringe all’assoluto silenzio, leva in alto le mani e aggredisce lo strumento. Non aveva uguali, dicevano i musicisti. Diventò tutto: compositore, critico, letterato, dongiovanni, abate, maestro, simbolo e alla fine patriarca della musica. Grande intelligenza musicale, una delle più notevoli della storia. Gentile e generoso quanto arrogante e capriccioso. Era vano e sentiva il bisogno di essere sovente adulato. Sì, fu tante cose agli occhi degli altri e il risultato fu che pochissimi lo videro in tutti i suoi poliedrici aspetti. Forse neppure lui ci riuscì.”