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MARCELLO Benedetto
(Venezia, 1686-Brescia, 1739)

Per tanto tempo gli è stato attribuito il “Concerto in Do minore per oboe e archi” con quel meraviglioso adagio che ha fatto comparsa anche in un film sentimentale. La pagina era di suo fratello Alessandro. Poco male. La mole di lavoro di Benedetto è talmente vasta e musicalmente completa che egli sarebbe comunque sopravvissuto nel ricordo dei posteri. Diceva di essere un dilettante di contrappunto ed era vero. Mancava in quei tempi il concetto di autodidatta e studioso sebbene appaia il nome di Francesco Gasparini come guida musicale negli anni giovanili. Il “diletto musicale” si accompagnava alla sua attività di scrittore (il famoso “Teatro alla moda”), di avvocato e di magistrato a Pola, Ufficiale della Giustizia Vecchia a Venezia e infine come Camerlengo a  Brescia che lo adottò post mortem ospitando la sua salma nella chiesa di S.Giuseppe. Di suo rimangono 700 opere musicali tra le quali lo studioso o l’esecutore può scegliere: lavori per il teatro, 300 cantate per voce e basso continuo, serenate, canzoni e arie da camera, musica per tastiera, sonate per violino e per violoncello. Per chi ama la musica sacra, sono da rileggere i 50 salmi sui versi di Girolamo Ascanio Giustiniani, editi in 8 volumi tra il 1724 e il 1726 con un marchio dal titolo accattivante.”L’Estro poetico-armonico”. A Londra, pur di cantarli, ne fecero ulteriore traduzione. (gnv)