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MELUZZI Salvatore
(Roma, 22-VI-1813; ivi, 17-IV-1897)

Il nome suona conosciuto solo a pochi esperti di musica sacra che ne possono osservare le pagine di carattere ceciliano (toccate e fughe per organo, mottetti, vespri e responsori per coro, messe da requiem e da gloria), opere che lo fecero preferire alla direzione della Cappella Giulia e all’organo di S. Pietro in Roma. Era anche docente del Conservatorio di S.Cecilia nella sua città ed ebbe tra gli allievi Alessandro Parisotti, noto per le trascrizioni di arie antiche, e Alessandro Moreschi. Quest’ultimo viene ricordato dalla storia della musica come l’ultimo cantore evirato della Cappella Sistina e forse della storia del canto lirico. Di questo personaggio si conservano le documentazioni sonore di brani registrati tra il 1902 e il 1904. Tra i brani del repertorio del Moreschi, ritroviamo due Ave Verum: uno dell’immancabile Mozart il cui brano di fine carriera già prendeva spazio “commerciale” nella liturgia romana, sia nella versione per solista che per voci corali; l’altro è l’Ave Verum di Meluzzi, unico brano del suo repertorio che rimane ricordato  nell’ flusso dei tempi, grazie alle ultime interpretazioni di un castrato detto “L’angelo di Roma”. C’è chi dice che l’appellativo era più destinato agli inevitabili costumi di solare purezza del Moreschi che non per la voce e la tecnica del canto….(gnv)