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PAISIELLO Giovanni
(Taranto, 1740-Napoli, 1816)
Uomo di teatro e compositore d’opere. Straordinaria capacità melodica. Il successo gli arrise anche se il destino gli arrecò sorprese. Il suo “Barbiere di Siviglia”, capolavoro nel suo catalogo e osannato dal suo tempo, fu oscurato dal successivo lavoro rossiniano, così come il Figaro mozartiano destinò quello di Paisiello all’oblio. Pervicace nel suo spirito concorrenziale, rimise mano al libretto de “La serva padrona”  non riuscendo a far rivivere l’emozione delle figurine pergolesiane. Fu a S.Pietroburgo, a Parigi, a Vienna. Non seppe reggere al cambiamento dei gusti e delle mode e vide sfiorire la sua popolarità una volta rientrato a Napoli nel 1815. Ci pensò Beethoven a rinverdirne il ricordo con le variazioni sul “Nel cor più non mi sento” sull’aria de “La molinara”, una tra le mille melodie che irrorano le 94 opere da lui scritte per non parlare degli accenti della “Messa da Requiem” o della “Missa defunctorum” scritta per il principino Gennaro Carlo Francesco di Borbone, o della “Messa di Natale per la cappella di Napoleone”. Da giovane aveva una voce bellissima. Lo mandarono al conservatorio di S.Onofrio nel 1754. Il suo maestro fu Francesco Durante. Ma la melodia come guida della vita era già nel cuore e nella testa del ragazzo. Un famoso ritratto lo raffigura all’età di 31 anni. E’ al clavicordo intento alla partitura di “Nina, o sia La pazza per amore”. (gnv)