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RAMEAU Jean Philippe
(1683-1674)
A quarant’anni non aveva ancora prodotto molto e tanto meno si era avvicinato al teatro. Faceva l’organista in provincia e i quell’ isolamento d’artista si dedicava anche allo studio della scienza armonica. Con altri scritti minori, da questo periodo sortì il suo “Trattato d’armonia” pubblicato nel 1722. Trasferitosi a Parigi attorno al 1730, fa il suo ingresso artistico nell’arengo musicale cittadino suscitando scandalo per l’audacia delle sue armonie con l’opera “Hippolyte et Aricie, ricca di una orchestrazione giudicata anch’essa troppo colorita. La battaglia sul campo fu tra “Lullistes et Ramistes”, il vecchio e il nuovo, insomma. Solo più tardi (con “Castor et Pollux”, 1737, e “Dardanus”, 1739) il pubblico parigino colse la novità del linguaggio e la varietà dell’invenzione melodica sostenuta da una ricchezza armonica ancora inascoltata. Fu musico da camera del re per il quale scrisse i suoi “pièces de clavecin”.