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SAMMARTINI Giovan Battista
(Milano, 1700 o 1701 – Milano, 17-I-1775)
Giovanni Battista Sammartini nacque come il settimo di otto figli dell'oboista francese (emigrato in Italia) Alesix Saint-Martin e di Girolama de Federici. Ricevette la propria formazione musicale dal padre e nel 1717 si esibiva già come oboista con il fratello Giuseppe nella Chiesa di San Celso. Nel 1725 scrisse il suo primo lavoro, consistente in una serie di cinque cantate per la Congregazione del Santissimo Entierro (attualmente ritenuti perduti); tuttavia la sua prima composizione fu un'aria per un oratorio rappresentato nel 1724 (anch'essa non pervenuta). Pochi anni dopo, nel 1728, divenne maestro di cappella presso la Congregazione, posto che occupò per gran parte della sua vita. Nel 1726 fu nominato vice-maestro della Basilica di Sant'Ambrogio per poi diventare maestro titolare nel 1728. Sempre nel 1726 compose l'oratorio Gesù bambino adorato dalli pastori, rappresentato nella Chiesa di San Fedele, il quale fu apprezzato da Johann Joachim Quantz, che in quel periodo soggiornava a Milano.
Sammartini divenne in breve tempo famoso come compositore di lavori sacri (come riporta il contratto che lo nomina vice-maestro a Sant'Ambrogio) dagli anni '30 ebbe popolare anche al di fuori dell'Italia, soprattutto grazie alla sua musica strumentale; infatti scrisse un numero considerevole di sinfonie, concerti, sonate e anche lavori drammatici. Debuttò come operista con Memet, messa in scena a Lodi nel 1732. Seguì la sua seconda opera, L'ambizione superata dalla virtù, data a Milano al Teatro Regio Ducale due anni dopo. Sempre negli anni '30 nella propria città fondò la prima scuola sinfonica in Europa, della quale facevano anche parte i compositori Antonio Brioschi, Ferdinando Galimberti, Giovanni Battista Lampugnani e Melchiore Chiesa.
Affianco delle attività di compositore e maestro di cappella, si occupava dell'insegnamento: oltre all'attività didattica che svolgeva al Collegio de' Nobili dal 1730, ebbe molti altri allievi, fra i quali si ricorda soprattutto il compositore Christoph Willibald Gluck, al quale insegnò dal 1737 al 1741.
Negli anni della sua maturità era il compositore da chiesa più famoso della città: nel 1761 era maestro di cappella in ben 8 chiese milanesi, mentre nell'anno in cui morì, ossia nel 1775, il numero salì a 11. A queste cariche va aggiunta anche quella di maestro della Cappella Ducale di San Gottardo, ricevuta nel 1768.
Tra gli anni '50 e '70 incontrò alcuni compositori della nuova generazione, fra i quali si ricordano Johann Christian Bach, che visse a Milano tra il 1755 e il 1762, Luigi Boccherini, che suonò in orchestra sotto la direzione di Sammartini nel luglio del 1765 a Pavia e a Cremona e Leopold e il giovane Wolfgang Amadeus Mozart nel 1770. Sempre in quest'anno ricevette la visita di Charles Burney, in viaggio per descrivere la vita musicale in Italia.
Nel 1773 compose il suo ultimo lavoro, 6 quintetti per archi, e il 17 gennaio 1775 morì a causa di un'infezione polmonare. Il giorno successivo le sue spoglie furono onorate da una suntuosa messa funebre e venne sepolto nella Chiesa di Sant'Alessandro in Zebedia.