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SMETANA Bedrich
(1824-1884)

“Con l’aiuto e la grazia di Dio, sarò un Liszt della tecnica e un Mozart della composizione”. Così scriveva nel suo diario il musicista ceco al quale i praghesi devono la fondazione di una scuola nazionale e di un teatro nazionale boemo basato sul canto popolare e sulla storia ed evoluzione di un popolo. La riprova di questo percorso culturale è rintracciabile nel ciclo dei poemi sinfonici raccolti sotto il titolo “Ma Vlast-La mia patria” o nelle melodie delle sue opere tra cui spicca “La sposa venduta”, un lavoro del 1860 e pregiato gioiello del teatro comico. Ma non si dimentichi il patrimonio pianistico e i quadri descrittivi delle pagine per orchestra (“musica per quadri viventi” era il sottotitolo di una di queste pagine). Si ritirò presto dall’attività concertistica perché afflitto da una crescente sordità che turbò l’ultimo decennio di vita. L’ossessione della mancanza dei suoni non fermò l’opera compositiva ma minò l’equilibrio mentale. I biografi narrano di un uomo sfinito dal peso della creazione e di una ciclopica attività musicale. Era già un simbolo della sua patria quando gli amici lo convinsero a farsi ricoverare in una casa di cura di Praga. Solo pochi anni prima aveva scritto il suo più bel quartetto intitolato “Dalla mia vita”. (gnv)