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VILLARD Jean Albert
(Poitiers, I°-II-1920; ivi, 28-II-2000)
Come onorare, con la musica, la propria città e l’organo della propria cattedrale. Quando morì, al funerale di Villard fu Michel Chapuis a far risuonare i meravigliosi registri del celebre strumento di François-Henri-Clicquot per le note di François Couperin. Non servivano, in fondo, le parole di commemorazione per questo organista maestro di una numerosissima schiera di organisti e compositori francesi. Improvvisatore dalla vena inesauribile e compositore finissimo, il maestro di Poitiers pensava che nella bellezza andasse ritrovata la grandezza misteriosa di Dio. Aveva pensato questo già accostandosi agli studi musicali condotti sotto la guida sapiente di Maurice Duruflé e di Edouard Souberbielle, grande organista dalla cui classe uscirono Francis Chapelet, André Isoir, Michel Chapuis. Philippe Sauvage, Odile Bailleux. Composizione la studiò con  Guy de Lioncourt che proveniva dalla cultura della “Schola Cantorum”, altro uomo di musica e di fede che formò, tra i suoi allievi, anche padre Gelineau. Sull’organo di Poitiers, Villard mise le mani a 11 anni, ma la titolarità allo strumento iniziò dal 1949 e andò avanti ininterrottamente per 50 anni, Il lettore accurato e intelligente, potrà leggere alcune pagine per organo disseminate ne “L’organista d’oggi”. Il direttore di coro di buona cultura, non potrà tralasciare la “Missa brevis”, a due voci e organo, giustamente ripresa e ripubblicata da Gilberto Sessantini nel suo  “Voix Cèleste”, dopo la prima apparizione per i tipi di Carrara, nel 1965. Modernità e intensità musicale racchiuse in pochissime note. (g.n.v.)