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VOGLER Georg Joseph
(Wurzburg, 15-VI-1749; Darmstad, 6-V-1814)
In genere gli organisti (almeno quelli storicamente preparati...) quando si imbattono in una pagina dell’ ”abate Vogler” ( così lo chiamavano...) girano pagina e passano ad altro autore. Poco sopportano la dottrina, il cenno scolastico e il senso di una musica ibrida tra fine ‘700 e prodromi romantici. Così come ci si poteva risparmiare la fatica di rinvendire pagine sinfoniche ancor più appesantite dal gravame strumentale e dal senso effettitistico ricercato pomposamente in ogni pagina. Eppure il caro “abbé Vogler” ha un suo ruolo e una sua storia che esula dal ponderoso corpo compositivo strutturato su sinfonie, opere e operette per il teatro, musica da camera, messe,  dialoghi musicali, sonate per organo e preludi per pianoforte...Sostanzialmente fu un didatta di livello, un innovatore e animatore degli studi musicali dell’epoca sostenuti in più parti del mondo allora conosciuto (Svezia, Germania, Portogallo, Grecia, Africa...). Veniva dall’eccellente mondo dottrinale italiano avendo studiato e approfondito la materia con padre Martini a Bologna e padre  Vallotti a Padova. I migliori. Non amò nessuno dei due ma da entrambi apprese i fondamenti per un nuovo linguaggio armonico di cui fu propulsore. Buon concertista: usava un organo portatile di sua invenzione e si cimentò a far l’organaro progettando grandi strumenti che furono. alla fine, gli insuccessi della sua vita. Se non si fosse fatto elemosiniere e cappellano alla corte di Mannheim, sarebbe anche figura di rilevante simpatia. (Vencelius)