Alessandro De Bonis

La sua storia

Alessandro De Bonis

La Musica come Vocazione e Magistero

Per generazioni di musicisti, seminaristi e studiosi di musica sacra, don Alessandro De Bonis (1888–1965) ha rappresentato una figura di straordinario spessore artistico e spirituale. Sacerdote salesiano, compositore, organista e teorico della musica, dedicò l’intera esistenza al servizio della liturgia e della formazione musicale, coniugando una profonda fede con una rigorosa ricerca artistica.

Dotato di un talento musicale fuori dal comune, seppe unire la tradizione del canto gregoriano alla riflessione teorica e alla composizione, lasciando un patrimonio di opere che ancora oggi testimonia la sua originalità e la sua profonda conoscenza della musica sacra. La sua vita fu guidata dalla convinzione che l’arte musicale fosse anzitutto un mezzo privilegiato per elevare lo spirito e rendere più solenne la preghiera della Chiesa.

Le Origini e la Formazione

Alessandro De Bonis nacque a San Giovanni Rotondo il 22 agosto 1888 in una famiglia profondamente legata alla musica. Il padre Giuseppe, artigiano e direttore della banda cittadina, trasmise al figlio l’amore per l’arte musicale e i primi insegnamenti. Già all’età di sette anni il giovane Alessandro sostituiva il padre all’organo della chiesa del paese, accompagnando con sorprendente maturità le celebrazioni liturgiche.

Le sue eccezionali doti furono riconosciute dal sacerdote don Salvatore Novelli, che ne sostenne la formazione nonostante le difficoltà economiche della famiglia. Grazie al suo aiuto, Alessandro poté entrare nel seminario salesiano di Foglizzo, dove maturò la propria vocazione religiosa, emise la professione religiosa e venne ordinato sacerdote.

Parallelamente agli studi ecclesiastici coltivò con straordinaria determinazione la propria formazione musicale. Conseguì nel 1910 il diploma in Organo presso il Conservatorio di Bologna e, successivamente, ottenne i diplomi in Composizione e Pianoforte presso il Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli, distinguendosi per una preparazione in gran parte autodidatta che suscitò l’ammirazione dei membri della commissione esaminatrice.

L’Insegnamento e il Servizio alla Musica Sacra

Durante la Prima Guerra Mondiale prestò servizio come cappellano militare. Terminato il conflitto trascorse un periodo a Zurigo, dove approfondì lo studio della grande tradizione musicale tedesca, entrando in contatto con il maestro Volkmar e perfezionando la conoscenza delle opere di Bach, Beethoven e Wagner.

Rientrato in Italia, iniziò una lunga e feconda attività didattica presso gli istituti salesiani di Napoli e Portici. La sua fama di musicista e studioso gli valse importanti incarichi accademici: insegnò Musica Sacra e Canto Gregoriano presso il Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli, fu docente presso il Conservatorio di Palermo e ricoprì la cattedra di Canto Gregoriano nel Pontificio Seminario Teologico di Posillipo.

Per oltre quarant’anni formò musicisti, organisti e sacerdoti, trasmettendo una concezione della musica fondata sul rigore stilistico, sulla conoscenza della tradizione gregoriana e sul profondo legame tra arte e liturgia.

Il Compositore e il Teorico

L’attività compositiva di don Alessandro De Bonis è tra le più significative nel panorama della musica sacra italiana del Novecento. Il suo catalogo comprende sette Messe per coro e organo, numerosi mottetti dedicati ai principali tempi dell’anno liturgico, composizioni mariane ed eucaristiche, cantate, Magnificat, opere corali, musica organistica e raccolte destinate alla pratica liturgica.

Tra le composizioni più apprezzate figura la Messa Solenne composta per la canonizzazione di san Giovanni Bosco, unanimemente riconosciuta dalla critica come una delle opere più originali della musica sacra italiana del suo tempo. Grande notorietà ottenne anche la Cantata a San Domenico Savio, trasmessa dalla Rai nel gennaio 1965 come omaggio al compositore pochi giorni dopo la sua scomparsa.

Accanto all’attività creativa sviluppò un’intensa produzione teorica e musicologica. I suoi studi sulle forme musicali, sul canto gregoriano e sulle Sonate di Beethoven costituiscono ancora oggi un importante contributo alla didattica musicale. Tra le sue opere teoriche si ricordano Forme musicali gregoriane, Il canto gregoriano e la forma musicale, Analisi della forma delle Sonate per pianoforte di Beethoven, Corso di analisi per lo studente delle forme musicali e numerosi testi didattici destinati alla formazione degli studenti.

Un’Eredità che Continua

Don Alessandro De Bonis si spense a Napoli il 25 gennaio 1965, dopo aver dedicato tutta la vita al ministero sacerdotale, all’insegnamento e alla composizione. La sua figura rimane quella di un musicista capace di coniugare il rigore della ricerca teorica con una profonda ispirazione spirituale, lasciando un patrimonio artistico che continua a essere studiato e valorizzato.

Le sue Messe, i mottetti e le composizioni organistiche conservano ancora oggi un posto significativo nel repertorio della musica liturgica italiana, mentre i suoi scritti rappresentano un punto di riferimento per studiosi, compositori e cultori del canto gregoriano. Il suo ideale di una musica al servizio della liturgia, espressa con dignità artistica e fedeltà alla tradizione della Chiesa, continua a ispirare nuove generazioni di organisti, direttori di coro e musicisti sacri.

Come egli stesso scelse quale motto sacerdotale le parole del Salmo Repleatur os meum laude tua (“La mia bocca sia piena della tua lode”), tutta la sua esistenza può essere letta come un instancabile canto di lode a Dio attraverso la musica.

Edizioni Carrara

Alcuni volumi dell’autore:

Descrizione del volume

Questo volume offre una significativa panoramica della scrittura organistica di Alessandro De Bonis, mettendo in luce una personalità compositiva di notevole raffinatezza.

Le pagine qui raccolte rivelano una costante cura dell’elaborazione armonica e un gusto per il cromatismo che arricchisce il discorso musicale senza mai comprometterne la chiarezza. Si possono riconoscere suggestioni riconducibili alla grande scuola organistica francese, e in particolare a César Franck, soprattutto nell’ampiezza del fraseggio, nella ricchezza delle modulazioni e nell’intensità espressiva.

Al tempo stesso, permane una solida impronta della tradizione ceciliana, evidente nella limpidezza dell’impianto formale, nell’equilibrio delle proporzioni e nella costante attenzione alla funzione liturgica della musica.

Una raccolta di pagine gradevolissime, che restituisce il profilo di un compositore colto e originale, pienamente inserito nel rinnovamento della musica sacra italiana del Novecento.